Nei seminari dell'ottocento e del primo novecento il latino costituiva la materia formativa essenziale tant'è che se ne cominciava lo studio fin dalla prima classe del ginnasio e non si interrompeva nel corso superiore quadriennale di teologia in quanto i testi di insegnamento erano redatti in latino, come in questa lingua si svolgevano tutti gli esami. Doveroso preambolo per conoscere la figura di Carmine Galanti, dantista e poeta, che veniva descritto dai suoi insegnanti al seminario di Ripatransone come alunno di ingegno sagace, di memoria facile e di solerzia, tanto da meritarsi le più grandi lodi sia nelle discipline grammaticali e retoriche, sia nelle materie filosofiche e teologiche. Approfondisce serratamente lo studio sulle verità della Fede, delle Sacre Scritture e...della Divina Commedia. Il Galanti, infatti, fu commentatore e studioso di Dante distinguendosi nella cerchia letteraria della seconda metà dell'ottocento come uno dei più attivi e appassionati intraprendendo, da umile sacerdote, un infinito lavoro durato decenni per capire, approfondire e studiare nei minimi dettagli e sfumature quest'opera titanica.
Il Galanti, per la sua formazione che veniva da studi teologici, guardava al poeta toscano dalla parte dei cosiddetti ""neoguelfi""; rivestono un'importanza fondamentale le sue 36 lettere inviate al Benassuti, arciprete e esponente importante di questa corrente letteraria nonchè autore di tre volumi di studio della Divina Commedia, poichè con queste lo studioso di Cossignano analizzò e ampliò le tesi dell'autore che, a sua volta, si compiacque e tenne in considerazione questo approfondito lavoro. In seguito il Galanti si impegnò in un ulteriore approfondimento intraprendendo corrispondenze con altri dantisti (tra i quali Luigi Pecci, latinista di fama e futuro Papa Leone XII) così da studiare e sviscerare ulteriori particolari: questi studi porteranno a formare un'altra imponente mole di lavoro sotto forma di ulteriori 37 lettere.
Il Galanti morì nel 1890 e sicuramente può essere ricordato come uno degli studiosi che ha dato un contributo fondamentale alla comprensione di una delle più grandi opere della storia dell'umanità .
Il Galanti, per la sua formazione che veniva da studi teologici, guardava al poeta toscano dalla parte dei cosiddetti ""neoguelfi""; rivestono un'importanza fondamentale le sue 36 lettere inviate al Benassuti, arciprete e esponente importante di questa corrente letteraria nonchè autore di tre volumi di studio della Divina Commedia, poichè con queste lo studioso di Cossignano analizzò e ampliò le tesi dell'autore che, a sua volta, si compiacque e tenne in considerazione questo approfondito lavoro. In seguito il Galanti si impegnò in un ulteriore approfondimento intraprendendo corrispondenze con altri dantisti (tra i quali Luigi Pecci, latinista di fama e futuro Papa Leone XII) così da studiare e sviscerare ulteriori particolari: questi studi porteranno a formare un'altra imponente mole di lavoro sotto forma di ulteriori 37 lettere.
Il Galanti morì nel 1890 e sicuramente può essere ricordato come uno degli studiosi che ha dato un contributo fondamentale alla comprensione di una delle più grandi opere della storia dell'umanità .
Bibliografia e fonti
DELLO STESSO TIPO
TUTTI I MONUMENTI DI COSSIGNANO
Borgo San Paolo
Cinta muraria
Cossignano
Dell'Annunziata
Enrico da Cossignano
Fiorano
Fontana
Fontana
Fonte Vecchia
Gallo
Gian Domenico Santucci
Giandomenico Santucci
Lucio Afranio
Madonna del Pianto
Madonna delle Grazie
Medioevo Festival
Palazzetto Malavolta
Palazzo Celani
Palazzo Comunale
Palazzo De Carolis
Palazzo Fassitelli
Palazzo Galanti
Palazzo Ghidoli
Parco pubblico