Antico mulino della comunità di Castignano, alimentato dalle acque del Tesino.
Si trova nel territorio di San Venanzio, a Nord Ovest del paese, nella contrada che prende il nome dal fiume. Dalle poche fonti rintracciabili, sappiamo grazie alla formella sopra l'ingresso, che questo viene costruito, o ricostruito, nel 1527 non escludendo la presenza di altre strutture precedenti. Forse eretto dal comune, sappiamo che viene presto ceduto ai frati minori francescani, residenti nel convento locale. Questo per finanziare la comunità monastica, che nonostante la povertà, aveva il compito di organizzare l'onerosa festa della pentecoste, molto sentita dalla popolazione. Oltre alle rendite del mulino, ai frati sono anche assegnati i terreni circostanti. Nel 1601 i religiosi lo rivendono per 512 fiorini, a Cicco Petrocchi e Cesarino di Marco di Tommaso, con atto registrato dal notaio Lorenzo Conti. Ricompare nella Gazzetta Ufficiale del 1917, quando vengono regolarizzate alcune concessioni per il prelievo delle acque, e come proprietà della Famiglia Carosi. Nel 1937 la ditta Carosi Francesco, Sante e Attilio effettuano la sanatoria per la deviazione del fiume, allo scopo di alimentare il mulino. Queste muovono le due macine presenti, grazie alla potenza prodotta da un salto di circa cinque metri. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e con l'arrivo della modernità, il mulino viene chiuso e mano a mano abbandonato; il nome "Falconi" potrebbe riferirsi agli ultimi proprietari. Oggi è ridotto ormai ad un rudere e di recente, sono crollati il tetto ed i solai, con l'ampia volta che copriva la sala di macinazione, riempendola di macerie.
Per visitarlo bisogna percorrere una strada di campagna, distaccandosi dalla provinciale che sale a Castignano dalla contrada San Venanzio. Si scende fino alle piane sul fondovalle, si attraversa un piccolo agglomerato di case che circondano il mulino, per poi proseguire attraversando un piccolo e stretto ponte. Dopo poche centinaia di metri ci si ritrova sulla strada Valtesino, fronteggiando la contrada di San Nicola di Montalto Marche. La struttura si trova in parte inglobata in altre case, addossate alle sue pareti nel corso dei secoli, con lo scopo di aumentarne i volumi e le capacità abitative. Del mulino antico infatti è visibile solo la facciata, rivolta verso il fiume e dalla sua analisi, si possono rilevare alcuni dettagli interessanti. A partire dai materiali che sono piuttosto variegati, con pietre di fiume tondeggianti, blocchi di pietra arenaria e mattoni in cotto, il tutto disposto su file regolari. Originariamente di pianta rettangolare, al centro c'è il portale ad arco realizzato in laterizi, sull'arcata si nota una ghiera che manca nella parte inferiore, probabilmente eliminata per allargare l'entrata. Una finestrella si apre in alto sulla sinistra, altre due si trovano all'ultimo piano. Le restanti facce del della struttura presentano altri edifici, appoggiati al mulino in un secondo momento e realizzati in parte con materiali simili e più spesso in mattoni. Non si esclude che in origine, la struttura potesse avere un'apparato difensivo, tipico di altri mulini della stessa epoca presenti nella zona. Ricordiamo tra questi il cosiddetto mulino di Sisto V, lungo il fiume Aso ed in contrada Lago di Montalto Marche.