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Chiesa parrocchiale del paese di Belmonte, collocata nella piazza alta del centro storico.
Contenuta tra il palazzo comunale e l'ospedale, è una ricostruzione neoclassica di un precedente edificio medievale, forse voluto dai monaci farfensi che fondano inizialmente il centro nel X secolo, nei pressi della chiesa di Santa Maria a Muris. In seguito spostato nell'attuale posizione, nato tra XII e XIII su territori di famiglie nobili laiche e si ipotizza popolato da coloni provenienti da Belmonte in Sabina, dove è presente una chiesa con lo stesso titolo. Non sono ben chiare le origini della chiesa, alcuni studiosi la segnalano nei registri farfensi del 1180, è stata comunque la prima chiesa dell'insediamento.
Registrata nelle riscossioni delle decime per il 1290-99 insieme alle altre chiese paesane di San Nicola e di Santa Maria, tra queste era considerata la più importante, nel secolo successivo si legge che era rivestita del titolo di pievania e che l'elezione del pievano spettava alla comunità belmontese. I canonici della diocesi fermana cercheranno di subentrare ai laici nelle elezioni, altra interessante notizia dello stesso secolo era l'utilizzo della torre campanaria, probabilmente eretta lungo la cinta muraria, come punto di avvistamento e di difesa. Nel XV secolo la struttura era dipendente dal convento di San Pietro di Fermo, in questo periodo sono segnalate cospicue donazioni alla chiesa, nel XVI secolo il personaggio belmontese di Marino Lucidi era responsabile della sua gestione insieme alla confraternita del Santissimo Sacramento. Sempre nello stesso secolo la parrocchia era passata sotto i canonici della Cattedrale di Fermo, nel 1573 il vescovo si lamentava della sfarzosità dei pranzi organizzati dalle amministrazioni.
Il piccolo edificio medievale, ormai insufficiente a gestire i bisogni della crescente popolazione, viene demolito ed interamente ricostruito nel 1770, promotore dell'opera è l'arcivescovo fermano: il Cardinale Paracciani, che incarica l'architetto lombardo Domenico Fontana per il progetto. Seguirà i lavori l'ingegnere ed architetto lombardo Pietro Augustoni e per finanziare il cantiere saranno utilizzate le rendite della parrocchiale ed unite quelle di varie chiese del territorio, ricordate poi negli altari laterali. L'opera sarà terminata sei anni più tardi e nel frattempo si era provveduto ad ampliare l'edificio, demolendo l'antica cappella di San Nicola ed allungando la navata oltre la cinta muraria con una nuova abside, dove saranno anche disposte le nuove fosse sepolcrali. Per l'occasione saranno commissionate tre tele al pittore fermano Filippo Ricci che consegnerà alla chiesa nel 1776, ad oggi ancora lì conservate. Sul finire del secolo sarà anche dotata di un nuovo campanile dove, durante l'occupazione napoleonica, verrà installato l'orologio pubblico ancora presente.
Le volte, le pareti ed i due altari laterali vengono decorati nel 1933 da Don Giuseppe Toscani, religioso e pittore originario di Grottammare. Viene lesionata durante il terremoto di Castignano nel 1943, per volontà di Don Ruffino Brunelli viene riparata e si provvede a ridecorare la copertura dell'abside per opera di Armando Moreschini da Fermo, i lavori sono ricordati da una lapide posta all'interno. Per l'occasione viene anche ricostruito l'altare centrale, utilizzando una serie di marmi di differente colore, saranno anche rimosse le campane dalla ditta Pasqualini di Fermo. Nel 1976 sempre per opera del parroco, stavolta Don Giuseppe Biondi, viene rifatta la pavimentazione ed una nuova campana.
La facciata occupa un lato della piazza principale del paese con davanti la piccola chiesetta del Santissimo Sacramento; si caratterizza da due coppie di lesene con basamento unico che terminano in alto con dei semplici capitelli, quelle agli estremi sottolineano gli angoli. Al centro di queste si trova il grande portale sobriamente incorniciato e sormontato da un vistoso lunotto e poco sopra, una ghiera ad arco spezza la parte centrale della facciata mentre, un'altra cornice orizzontale, fa anche da base ad una grande finestra rettangolare.
Ancora in alto il grande timpano triangolare conclude la parete, spicca la presenza di un orologio solare su una lesena, opera di Alberto Cintio da Porto San Giorgio. Sul retro svetta il campanile, poco visibile dalla piazza ma meglio apprezzabile dalla circonvallazione, si compone di una serie di livelli separati da cornici marcapiano, quella più in basso mostra sulle parete degli archi ciechi. La cella campanaria, di dimensioni minori rispetto alla inferiore, contiene nella sezione inferiore il quadrante dell'orologio pubblico, al di sopra si aprono le ampie arcate dove sono ospitate le campane, altre lesene ne addolciscono gli angoli. La torre si conclude con una cuspide a bulbo di sezione quadrata, sulla punta un globo metallico anticipa una croce dove è ancorata una banderuola segnavento, raffigurante un angelo che tiene fra le mani i tre colli, simbolo del comune.
L'edificio è interamente in mattoni ed ha una sola navata, una volta varcato il grande portone si passa sotto la cantoria che ospita l'organo, opera realizzata dalla bottega ascolana di Vincenzo Paci e figli, commissionato dalle confraternite belmontesi nel 1881.
Ci si ritrova in un ambiente riccamente decorato, interessante è la volta a botte lunettata divisa in sezioni, dove sono dipinti alcuni medaglioni dove si notano i quattro evangelisti, a ridosso della cantoria invece vi è la figura del pellicano, la voltatura è separata dalle pareti da un grande cornicione. Le pareti delle navate sono scandite da lesene in finto marmo con dei festoni dorati come i capitelli, piuttosto singolari sono i dipinti della Via Crucis risalenti al XVII secolo. Sulle pareti sono installati i pregevoli altari laterali, mentre delle nicchie custodiscono statue di Santi. L'altare centrale si alza nel presbiterio, mentre sul retro si estende l'abside dove campeggia il quadro del Ricci dov'è dipinto in alto il Santissimo Salvatore con la Madonna assunta in cielo, in basso invece i santi Nicola e Donato, divide la scena l'angelo centrale che sorregge il paese di Belmonte. Ai lati del dipinto si trovano altri due ovali che raffigurano le anime del purgatorio, l'abside mostra le figure di Cristo e degli angeli dipinte dal Toscani, mentre le decorazioni sono attribuite al Moreschini. Sulla parte del presbiterio rivolta a sinistra, si trova l'altare con la Pietà in legno dipinto risalente al XV secolo, contenuta in una struttura lignea dorata con volte e ricci di gusto barocco. Dalla parte opposta, una raffigurazione della Madonna con Bambino è incorniciata da una opera, sempre in legno dorato, composta da una serie di raggi che si irradiano dal quadro, dove si manifestano alcuni angeli.
Sull'altare di destra, in legno dipinto, è custodito all'interno di uno stipo in ferro battuto il crocefisso in argento dorato, qui è custodita la reliquia della Vera Croce.
Sopra si trova un altro quadro del Ricci, con la Madonna di Loreto seduta affianco alla Santa Casa contornata dalle figure angeliche che si mostra a San Sebastiano, San Rocco, Sant'Antonio Abate e a San Francesco d'Assisi. L'altare a sinistra mostra l'ultima tela del Ricci presente nell'edificio: la Pietà tra San Pietro, San Giovani Battista e Santa Caterina.
Le celebrazioni patronali avvengono il 3 maggio, onorando il reliquiario con la Vera Croce, molto venerato dalla popolazione.

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