Il fitotoponimo è abbastanza chiaro e sta a segnalare un bosco di olmi.
Prende vita probabilmente nel medioevo ma non circolano molte fonti a riguardo, le poche notizie sul paese provengono soprattutto dalla sua chiesa a partire dal 1536, quando i Sindaci di San Filippo acquistano una campana, in quei tempi l'amministrazione della Valle Castellana era già passata agli Acquaviva d'Atri.
A partire dal XV-XVI secolo nell'area montana si svilupperà il fenomeno del brigantaggio che vedrà la fine solo nel XIX secolo.
Citato nella visita pastorale del vescovo di Ascoli nel 1571, nel 1580 la chiesa risultava sotto la protezione dell'abbazia di Farfa, nel 1747 per volere del pontefice passerà sotto la diocesi ascolana, nel XVIII secolo la villa di Olmeto aveva sottoposte le località di Valzo e Laturo.
Nel 1760 muore l'ultimo discendente degli Acquaviva ed i territori di Valle Castellana passano sotto l'amministrazione diretta del Regno.
Il villaggio viene invaso dalle truppe francesi nel 1806 ed esplode nuovamente il brigantaggio, due anni più tardi vengono arrestati alcuni abitanti che nel 1806 facevano parte delle truppe di Sciabolone, successivamente ne vengono fermati altri per alcuni episodi di ribellione.
L'anno seguente il comprensorio della Valle Castellana verrà sottoposto al Governo di Civitella del Tronto fino al 1813, con la creazione del Circondario di Valle Castellana, che rimarrà in piedi fino all'unità d'Italia.
Poco prima, nel 1834, per via di un trattato per regolarizzare i confini tra Stati Pontifici e Regno delle Due Sicilie, vedrà annettersi le confinanti località di Villafranca, Vignatico, Valloni, Collegrato.
Con l'arrivo dell'esercito piemontese per unire il regno italiano, scoppia ancora il banditismo e nel 1861 il generale Pinelli, a capo dell'esercito sabaudo, assalterà il paese reprimendo i focolai di resistenza.
Fatta l'Italia diventa quindi una frazione nel comune di Valle Castellana, nella provincia di Teramo, sottoposto al Mandamento di Campli, fino all'abolizione dei mandamenti nel 1926.
Si spopola nel secondo dopoguerra come gran parte della montagna, oggi è abitato prevalentemente nei mesi estivi da chi vi torna per le vacanze, vi si arriva arrampicandosi per una strada brecciata che parte dalla provinciale, passando per il villaggio abbandonato di Valloni e proseguendo poi per Valzo, infine a piedi fino a Laturo.
L'abitato ha un nucleo centrale in un gruppo di case che confina con la strada, che si allarga a formare quasi una piazzetta, da qui un viottolo scende attraversando le case mentre un'altra strada più avanti scende immergendosi nel verde, fino a raggiungere la parte bassa dell'abitato.
Le abitazioni sono ristrutturate senza tener troppo conto dell'armonia del luogo e solo in qualche caso, cercano di rispettare i canoni dell'edilizia tradizionale, nella parte bassa invece si trova qualche edificio moderno abbandonato e degli interessanti ruderi di una casa dove è installata una nicchia.
Continuando per la strada si raggiunge il piccolo cimitero del luogo, poco sotto la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, raggiungibile invece proseguendo sulla strada principale che arriva al borgo, da li si gode di un buon panorama sul paese.
Lo splendido scenario montano, con i suoi boschi e le sue vallate, interrotte dagli orti e dai pochi campi strappati alle rocce, ne fanno un'interessante meta per una passeggiata nel verde.
Prende vita probabilmente nel medioevo ma non circolano molte fonti a riguardo, le poche notizie sul paese provengono soprattutto dalla sua chiesa a partire dal 1536, quando i Sindaci di San Filippo acquistano una campana, in quei tempi l'amministrazione della Valle Castellana era già passata agli Acquaviva d'Atri.
A partire dal XV-XVI secolo nell'area montana si svilupperà il fenomeno del brigantaggio che vedrà la fine solo nel XIX secolo.
Citato nella visita pastorale del vescovo di Ascoli nel 1571, nel 1580 la chiesa risultava sotto la protezione dell'abbazia di Farfa, nel 1747 per volere del pontefice passerà sotto la diocesi ascolana, nel XVIII secolo la villa di Olmeto aveva sottoposte le località di Valzo e Laturo.
Nel 1760 muore l'ultimo discendente degli Acquaviva ed i territori di Valle Castellana passano sotto l'amministrazione diretta del Regno.
Il villaggio viene invaso dalle truppe francesi nel 1806 ed esplode nuovamente il brigantaggio, due anni più tardi vengono arrestati alcuni abitanti che nel 1806 facevano parte delle truppe di Sciabolone, successivamente ne vengono fermati altri per alcuni episodi di ribellione.
L'anno seguente il comprensorio della Valle Castellana verrà sottoposto al Governo di Civitella del Tronto fino al 1813, con la creazione del Circondario di Valle Castellana, che rimarrà in piedi fino all'unità d'Italia.
Poco prima, nel 1834, per via di un trattato per regolarizzare i confini tra Stati Pontifici e Regno delle Due Sicilie, vedrà annettersi le confinanti località di Villafranca, Vignatico, Valloni, Collegrato.
Con l'arrivo dell'esercito piemontese per unire il regno italiano, scoppia ancora il banditismo e nel 1861 il generale Pinelli, a capo dell'esercito sabaudo, assalterà il paese reprimendo i focolai di resistenza.
Fatta l'Italia diventa quindi una frazione nel comune di Valle Castellana, nella provincia di Teramo, sottoposto al Mandamento di Campli, fino all'abolizione dei mandamenti nel 1926.
Si spopola nel secondo dopoguerra come gran parte della montagna, oggi è abitato prevalentemente nei mesi estivi da chi vi torna per le vacanze, vi si arriva arrampicandosi per una strada brecciata che parte dalla provinciale, passando per il villaggio abbandonato di Valloni e proseguendo poi per Valzo, infine a piedi fino a Laturo.
L'abitato ha un nucleo centrale in un gruppo di case che confina con la strada, che si allarga a formare quasi una piazzetta, da qui un viottolo scende attraversando le case mentre un'altra strada più avanti scende immergendosi nel verde, fino a raggiungere la parte bassa dell'abitato.
Le abitazioni sono ristrutturate senza tener troppo conto dell'armonia del luogo e solo in qualche caso, cercano di rispettare i canoni dell'edilizia tradizionale, nella parte bassa invece si trova qualche edificio moderno abbandonato e degli interessanti ruderi di una casa dove è installata una nicchia.
Continuando per la strada si raggiunge il piccolo cimitero del luogo, poco sotto la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, raggiungibile invece proseguendo sulla strada principale che arriva al borgo, da li si gode di un buon panorama sul paese.
Lo splendido scenario montano, con i suoi boschi e le sue vallate, interrotte dagli orti e dai pochi campi strappati alle rocce, ne fanno un'interessante meta per una passeggiata nel verde.
Bibliografia e fonti
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