Piccola frazione del comune di Valle Castellana immersa nei Monti della Laga, ad un passo dai Monti Gemelli.
Uno dei paesi che compone il territorio dell'Università di Macchia, con i centri maggiori nelle vicine Macchia da Borea e Macchia da Sole, che un tempo popolavano l'alta valle del Salinello prima che il suo scorrere vada a incunearsi attraverso le scenografiche gole.
La sua posizione sopra un pianoro probabilmente è da associare alle origini del nome, nei pressi del centro sono state ritrovate tracce di insediamenti antichi, le prime menzioni del feudo di Macchia risalgono al periodo normanno. Il centro invece, è noto alle fonti fin dal 1076 quando alcune proprietà nel paese, vengono donate al Vescovo di Teramo da Teutone V di Sisefredo e da suo fratello, appartenenti alla famiglia feudale dei Teutoneschi. Altre cessioni alla chiesa aprutina avverranno dieci anni più tardi con Teutone VII e nel 1121 con Fantolino di Nereto, che dona i suoi possessi compresa la chiesa di San Nicola, oggi scomparsa.
Nel 1301 si ritrova il borgo nei registri delle potenti monache di San Giovanni in Scorzone, ancora nel 1367 il pontefice lo cita tra i possessi che l'abate di Montesanto di Civitella, doveva aver cura di far restituire al monastero femminile.
Il feudo di Macchia sarà venduto a Teramo da Re Ladislao d'Angiò, nel 1423 viene ceduto al comitato ascolano retto dai Da Carrara, cacciati da Ascoli tre anni più tardi.
Per il volere di Alfonso V d'Aragona nel 1457 rientra insieme a parte del feudo di Macchia, con Macchia Borea e San Vito, ad una parte di Morricone ed il centro di Valle Piola, nel patrimonio di Lalle Camponeschi, conte di Montorio al Vomano. La famiglia si estinguerà nel 1490 ed i feudi passeranno nelle mani dei Carafa fino al 1584, nel 1542 intanto era stato soppresso il monastero di San Giovanni in Scorzone ed i suoi possedimenti erano stati incamerati dal vescovo di Teramo.
Dal 1597 invece sarà feudo dei Crescenzi, mentre è segnalata la presenza in zona dei monaci domenicani che nel 1657 vi acquistano terreni; nel 1761 i Crescenzi lasceranno il posto agli Spiriti fino a 1806, quando con l'avvento di Napoleone sarà abolita la feudalità . Nel 1807 il feudo di Macchia passerà sotto il Governo di Civitella del Tronto fino al 1813, quando viene annesso insieme a San Vito ai territori di Valle Castellana. Nasce così il moderno municipio, sottoposto ancora a Civitella, ma qualche anno più tardi elevato a capoluogo di circondario fino all'Unità d'Italia. In questo periodo, riesplose l'antico fenomeno del brigantaggio, comune nella zona fin dal tardo medioevo, stavolta contro le truppe piemontesi, in sostegno alla Fortezza di Civitella del Tronto, ultimo baluardo borbonico a cadere. Sotto il nuovo regno, il circondario di Valle Castellana viene soppresso e sottoposto a Campli fino al 1927, quando viene creata la moderna provincia di Teramo, dopo il secondo dopoguerra l'emigrazione farà abbandonare anche questo insediamento.
All'ingresso del borgo ci si imbatte in una piccola edicola dedicata alla Madonna, fiancheggiata da un abbeveratoio, da qui la strada si divide: mentre una si reca diretta alla chiesa dei Santi Pietro e Martino, l'altra si insinua fra quel che rimane del paese. E' costituito da una manciata di case rimaste in piedi ma piuttosto trascurate, altre ormai sono ridotte a ruderi nascosti dai rovi, recentemente solo un'abitazione è stata totalmente restaurata. In posizione predominante sulla valle, c'è la chiesa dei San Pietro, uno dei pochi edifici rimasti ancora in piedi e separato dall'abitato da un piccolo pianoro. Sempre dall'incrocio con la fontana, si può scendere in una contrada del villaggio posta più in basso che invece appare ben messa, la strada principale continua fino al passo di Pietra Stretta, scendendo poi a Valle Piola e Poggio Valle, nel comune di Torricella Sicura.
Uno dei paesi che compone il territorio dell'Università di Macchia, con i centri maggiori nelle vicine Macchia da Borea e Macchia da Sole, che un tempo popolavano l'alta valle del Salinello prima che il suo scorrere vada a incunearsi attraverso le scenografiche gole.
La sua posizione sopra un pianoro probabilmente è da associare alle origini del nome, nei pressi del centro sono state ritrovate tracce di insediamenti antichi, le prime menzioni del feudo di Macchia risalgono al periodo normanno. Il centro invece, è noto alle fonti fin dal 1076 quando alcune proprietà nel paese, vengono donate al Vescovo di Teramo da Teutone V di Sisefredo e da suo fratello, appartenenti alla famiglia feudale dei Teutoneschi. Altre cessioni alla chiesa aprutina avverranno dieci anni più tardi con Teutone VII e nel 1121 con Fantolino di Nereto, che dona i suoi possessi compresa la chiesa di San Nicola, oggi scomparsa.
Nel 1301 si ritrova il borgo nei registri delle potenti monache di San Giovanni in Scorzone, ancora nel 1367 il pontefice lo cita tra i possessi che l'abate di Montesanto di Civitella, doveva aver cura di far restituire al monastero femminile.
Il feudo di Macchia sarà venduto a Teramo da Re Ladislao d'Angiò, nel 1423 viene ceduto al comitato ascolano retto dai Da Carrara, cacciati da Ascoli tre anni più tardi.
Per il volere di Alfonso V d'Aragona nel 1457 rientra insieme a parte del feudo di Macchia, con Macchia Borea e San Vito, ad una parte di Morricone ed il centro di Valle Piola, nel patrimonio di Lalle Camponeschi, conte di Montorio al Vomano. La famiglia si estinguerà nel 1490 ed i feudi passeranno nelle mani dei Carafa fino al 1584, nel 1542 intanto era stato soppresso il monastero di San Giovanni in Scorzone ed i suoi possedimenti erano stati incamerati dal vescovo di Teramo.
Dal 1597 invece sarà feudo dei Crescenzi, mentre è segnalata la presenza in zona dei monaci domenicani che nel 1657 vi acquistano terreni; nel 1761 i Crescenzi lasceranno il posto agli Spiriti fino a 1806, quando con l'avvento di Napoleone sarà abolita la feudalità . Nel 1807 il feudo di Macchia passerà sotto il Governo di Civitella del Tronto fino al 1813, quando viene annesso insieme a San Vito ai territori di Valle Castellana. Nasce così il moderno municipio, sottoposto ancora a Civitella, ma qualche anno più tardi elevato a capoluogo di circondario fino all'Unità d'Italia. In questo periodo, riesplose l'antico fenomeno del brigantaggio, comune nella zona fin dal tardo medioevo, stavolta contro le truppe piemontesi, in sostegno alla Fortezza di Civitella del Tronto, ultimo baluardo borbonico a cadere. Sotto il nuovo regno, il circondario di Valle Castellana viene soppresso e sottoposto a Campli fino al 1927, quando viene creata la moderna provincia di Teramo, dopo il secondo dopoguerra l'emigrazione farà abbandonare anche questo insediamento.
All'ingresso del borgo ci si imbatte in una piccola edicola dedicata alla Madonna, fiancheggiata da un abbeveratoio, da qui la strada si divide: mentre una si reca diretta alla chiesa dei Santi Pietro e Martino, l'altra si insinua fra quel che rimane del paese. E' costituito da una manciata di case rimaste in piedi ma piuttosto trascurate, altre ormai sono ridotte a ruderi nascosti dai rovi, recentemente solo un'abitazione è stata totalmente restaurata. In posizione predominante sulla valle, c'è la chiesa dei San Pietro, uno dei pochi edifici rimasti ancora in piedi e separato dall'abitato da un piccolo pianoro. Sempre dall'incrocio con la fontana, si può scendere in una contrada del villaggio posta più in basso che invece appare ben messa, la strada principale continua fino al passo di Pietra Stretta, scendendo poi a Valle Piola e Poggio Valle, nel comune di Torricella Sicura.
Bibliografia e fonti
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