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Beato Marco da Montegallo

epoca: 1425 - 1496° sec.

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Marco, figlio del feudatario Chiaro da Marchio, nasce nel 1425 a Fonditore, un piccolo borgo del comune di Montegallo, dove la sua famiglia trovò riparo per sfuggire dalle lotte di fazioni che imperversavano ad Ascoli.
Dopo pochi anni la famiglia di Marco tornò in città anche per consentire un'adeguata formazione culturale al proprio figlio che conseguì le lauree in legge e in medicina presso le prestigiose Università di Bologna e Perugia.
Tornato ad Ascoli intraprese la professione medica, e dietro pressioni famigliari sposò Chiara de Tibaldeschi, rampolla di una famiglia nobiliare.
Dopo solo un anno di convivenza vissuta castamente, alla morte del padre di Marco, i due sposi scelsero la vita religiosa, lei entrando nell'ordine delle Clarisse e lui nei Francescani Osservanti.
In quei secoli scelte del genere in certi casi erano ritenute lecite ed accolte con rispetto, tant'è che molte figure di santità furono frutto di tale situazione.
Novizio a Fabriano, Marco fu poi a San Severino sotto la guida del suo confratello e corregionale San Giacomo della Marca.
Intraprese un'intensa opera di predicazione contro le discordie civili, e molto significativa fu l'attività per combattere l' usura. Svolse il suo intenso operato tra il 1458 e il 1496, patrocinando il bene pubblico insieme al Beato Domenico da Leonessa.
Ad Ascoli costituì il Monte di Pietà nel 1458, così come a Fabriano (1470), Fano (1471), Acervia (1483) e a Vicenza (1486). Si hanno notizie pure di Monti di Pietà ad Ancona, Camerino, Ripatransone e Fermo.
Dopo un soggiorno a Venezia intuì da subito che con la nuova tecnica della stampa si poteva diffondere il Vangelo in maniera diversa e più efficace. Egli stesso diede alle stampe il suo primo trattato: "Libro Titulato", e successivamente altri libri. Nel 1494 si trovava a Firenze e pubblicò "La Tabula della Salute", mentre nel 1495, trovatosi a Siena per la predicazione quaresimale, decise la riedizione del "Libro Titulato".
Nei quattro capitoli della "Tabula", Marco condanna in modo incisivo l'usura definendola un mezzo di perversione: la tesi del francescano di Montegallo è che entrambi (sia chi concede sia chi richiede il prestito) vìolano il comandamento di Dio che ordina di amare il prossimo e che vieta di provocarne la rovina, materiale e spirituale.
Molti confratelli erano concordi nel ritenere che la gratuità del prestito fosse la soluzione migliore, ma nel Capitolo Generale di Firenze nel maggio del 1493, fu comunque deciso che i Monti di Pietà dessero prestiti con un minimo di interesse.
Beato Marco da Montegallo morì a Vicenza il 14 marzo del 1496, e venne sepolto nella chiesa di San Biagio Vecchio.

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