Ben visibili lungo la strada di contrada Pozzo di Falerone, a poca distanza dall'anfiteatro della scomparsa città romana di Faleria. L'asse viario ricalcherebbe l'antico ""Cardo"" che correva da Nord a Sud al centro dell'antico insediamento, che solitamente aveva un perimetro di forma quadrata.
Tradizionalmente chiamati ""Bagni della Regina"" perché si voleva che fossero parte di un complesso termale, in realtà i ruderi sono i resti di una cisterna, forse facente parte dell'antico acquedotto che riforniva la città . Dalle analisi costruttive risalirebbero al periodo tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. Forse ancora utilizzata nel 1778, compare con il termine ""Fontane"".
L'opera si presenta con una pianta trapezoidale con il lato più stretto rivolto a meridione, è lunga una trentina di metri e larga dagli otto ai cinque, all'interno si distinguono tre camere collegate da un passaggio aperto al centro delle pareti, si fanno ipotesi sulla presenza di altre vasche all'estremità .
Realizzata in ""opus caementicium"", ossia calcestruzzo, con un rivestimento di file alternate in pietre e mattoni, le pareti interne ed il pavimento erano impermeabilizzate da uno strato di cocciopesto. Si ipotizza dovesse avere una copertura a volte, scavi archeologici hanno trovato nei pressi varie tracce di edifici, forse ad essa collegati.
Sono ancora presenti i fori per distribuire le acque e per i lavori di spurgo e manutenzione, la parete che dà sulla strada presenta tre nicchie, una per ogni camera, forse realizzate a scopo ornamentale o per contenere delle statue. Gli studiosi non escludono che potesse far parte anche di un ninfeo, costruito lungo l'importante asse viario della città romana.
Oggi dietro ai Bagni, si apre il parco dell'area archeologica di Faleria, punto di riferimento per i visitatori.
Tradizionalmente chiamati ""Bagni della Regina"" perché si voleva che fossero parte di un complesso termale, in realtà i ruderi sono i resti di una cisterna, forse facente parte dell'antico acquedotto che riforniva la città . Dalle analisi costruttive risalirebbero al periodo tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. Forse ancora utilizzata nel 1778, compare con il termine ""Fontane"".
L'opera si presenta con una pianta trapezoidale con il lato più stretto rivolto a meridione, è lunga una trentina di metri e larga dagli otto ai cinque, all'interno si distinguono tre camere collegate da un passaggio aperto al centro delle pareti, si fanno ipotesi sulla presenza di altre vasche all'estremità .
Realizzata in ""opus caementicium"", ossia calcestruzzo, con un rivestimento di file alternate in pietre e mattoni, le pareti interne ed il pavimento erano impermeabilizzate da uno strato di cocciopesto. Si ipotizza dovesse avere una copertura a volte, scavi archeologici hanno trovato nei pressi varie tracce di edifici, forse ad essa collegati.
Sono ancora presenti i fori per distribuire le acque e per i lavori di spurgo e manutenzione, la parete che dà sulla strada presenta tre nicchie, una per ogni camera, forse realizzate a scopo ornamentale o per contenere delle statue. Gli studiosi non escludono che potesse far parte anche di un ninfeo, costruito lungo l'importante asse viario della città romana.
Oggi dietro ai Bagni, si apre il parco dell'area archeologica di Faleria, punto di riferimento per i visitatori.
Bibliografia e fonti
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