Elegante palazzetto rinascimentale a Ripatransone, conosciuto per essere stata la dimora del noto concittadino Ascanio Condivi.
Pittore, allievo ed amico di uno dei protagonisti del rinascimento: Michelangelo e diventato famoso per aver scritto l'importante biografia dell'artista. In suo onore è anche dedicata la piazza dove si trova il palazzetto, dove sorge anche la concattedrale cittadina. La struttura ha origine nel periodo a cavallo tra XV e XVI secolo, probabilmente riutilizzando parte di edifici preesistenti. Tra le prime notizie storiche che la riguardano, c'è il contratto di matrimonio del Condivi del 1554, dove vi si trasferisce con sua moglie Porzia, nipote di Annibale Caro. Si sostiene anche che l'artista abbia apportato modiche alla casa. Nel Catasto Gregoriano, compilato nella prima parte del XIX secolo, è un'abitazione proprietà di Antonelli Vincenzo e Antonio ed è in seguito conosciuta, anche con i nomi di casa Checchi e Marezi. Nel 1906 la loggia viene murata, trasformata in stanza fino al 1975 quando la casa cambia proprietà , passando alla famiglia del geometra Carlo Domizi ed a sua moglie Palma Veccia. La struttura è piuttosto malmessa e quindi si avviano subito i restauri, su progetto dello stesso proprietario. Si consolidano le murature ed i soffitti a volta del seminterrato e del primo piano, si rifanno anche i pavimenti e la loggetta viene ricostruita.
Il palazzetto è collocato in un'area ricca di importanti monumenti, oltre a condividere la piazza con la concattedrale, fronteggia anche l'Ex chiesa di Sant'Agostino, trasformata poi in palazzo vescovile ed oggi in museo. Tra le due ha inizio il tratto del corso cittadino che sale fino alla piazza principale, mentre la sua facciata principale, accoglie il visitatore che entra in paese dalla strada che fiancheggia la cattedrale. Adiacente alla struttura, c'è anche la severa mole di palazzo Gera sul fianco sinistro, mentre sul retro, troviamo il portale scolpito di palazzo Gallo. Il perimetro di Casa Bruni è abbastanza irregolare ed insolitamente lunga e stretta, facendola sembrare più ampia di quel che è in realtà , soprattutto se vista dalla parte frontale. L'opera è costruita prevalentemente in mattoni, con le finestre del piano nobile ed il portale realizzati in pietra arenacea. Il portale si trova sul lato sinistro della facciata, con due pilastri lavorati ai lati ed una massiccia architrave, dove è impresso il motto ""Deo et Patria"", anche le finestre riportano delle scritte scolpite. Poco più a destra c'è un altro ingresso aperto in epoca più recente, più in la invece si notano alcuni archi murati, forse la posizione di un precedente portale aperto al centro. Altra porzione murata è quella che si trova sotto la loggia, dove ci sono ancora un architrave ligneo ed un pilastro in pietra, inglobati nel basamento e tra queste, è murata la lapide che ricorda il Condivi. Molto suggestive sono le finestre in pietra del primo piano, dette alla ""Guelfa"" ed in voga in tutta europa tra il XV ed il XVI secolo. Mostrano la foggia caratteristica di suddetto stile, con una piccola variazione. Infatti quelle classiche, si presentano ridivise in quattro spazi da una crociera in pietra, queste invece sono mancanti della parte inferiore. Un'altra finestra dello stesso tipo si apre nell'angolo inclinato che fronteggia palazzo Gera, oggi alcune di queste sono murate per intero o parzialmente, le altre sono ancora utilizzate. Sulla destra della facciata e sempre al primo piano, si apre il vistoso loggiato con una doppia arcata sul fronte, ed arcate singole sugli altri due lati. Ricostruito in stile, ha una serie di cornici nella parte bassa, ed una più sporgente che corre lungo il perimetro della loggia, all'altezza delle mensole delle aperture. Altri elementi simili abbelliscono la base degli archi e la loro parte superiore. Ancora più in alto una fila di fitte mensole che sorreggono un residuo di tetto, sostituito da una terrazza con una ringhiera in ferro. L'ultimo piano è probabilmente un aggiunta successiva all'edificio rinascimentale, per aumentare il piccolo volume dell'abitazione che però, continua meno alta sul retro. Sempre tenendo conto delle dimensioni e della posizione, gli architetti hanno creato quasi una scenografia, che simula un'opera più ampia.
Pittore, allievo ed amico di uno dei protagonisti del rinascimento: Michelangelo e diventato famoso per aver scritto l'importante biografia dell'artista. In suo onore è anche dedicata la piazza dove si trova il palazzetto, dove sorge anche la concattedrale cittadina. La struttura ha origine nel periodo a cavallo tra XV e XVI secolo, probabilmente riutilizzando parte di edifici preesistenti. Tra le prime notizie storiche che la riguardano, c'è il contratto di matrimonio del Condivi del 1554, dove vi si trasferisce con sua moglie Porzia, nipote di Annibale Caro. Si sostiene anche che l'artista abbia apportato modiche alla casa. Nel Catasto Gregoriano, compilato nella prima parte del XIX secolo, è un'abitazione proprietà di Antonelli Vincenzo e Antonio ed è in seguito conosciuta, anche con i nomi di casa Checchi e Marezi. Nel 1906 la loggia viene murata, trasformata in stanza fino al 1975 quando la casa cambia proprietà , passando alla famiglia del geometra Carlo Domizi ed a sua moglie Palma Veccia. La struttura è piuttosto malmessa e quindi si avviano subito i restauri, su progetto dello stesso proprietario. Si consolidano le murature ed i soffitti a volta del seminterrato e del primo piano, si rifanno anche i pavimenti e la loggetta viene ricostruita.
Il palazzetto è collocato in un'area ricca di importanti monumenti, oltre a condividere la piazza con la concattedrale, fronteggia anche l'Ex chiesa di Sant'Agostino, trasformata poi in palazzo vescovile ed oggi in museo. Tra le due ha inizio il tratto del corso cittadino che sale fino alla piazza principale, mentre la sua facciata principale, accoglie il visitatore che entra in paese dalla strada che fiancheggia la cattedrale. Adiacente alla struttura, c'è anche la severa mole di palazzo Gera sul fianco sinistro, mentre sul retro, troviamo il portale scolpito di palazzo Gallo. Il perimetro di Casa Bruni è abbastanza irregolare ed insolitamente lunga e stretta, facendola sembrare più ampia di quel che è in realtà , soprattutto se vista dalla parte frontale. L'opera è costruita prevalentemente in mattoni, con le finestre del piano nobile ed il portale realizzati in pietra arenacea. Il portale si trova sul lato sinistro della facciata, con due pilastri lavorati ai lati ed una massiccia architrave, dove è impresso il motto ""Deo et Patria"", anche le finestre riportano delle scritte scolpite. Poco più a destra c'è un altro ingresso aperto in epoca più recente, più in la invece si notano alcuni archi murati, forse la posizione di un precedente portale aperto al centro. Altra porzione murata è quella che si trova sotto la loggia, dove ci sono ancora un architrave ligneo ed un pilastro in pietra, inglobati nel basamento e tra queste, è murata la lapide che ricorda il Condivi. Molto suggestive sono le finestre in pietra del primo piano, dette alla ""Guelfa"" ed in voga in tutta europa tra il XV ed il XVI secolo. Mostrano la foggia caratteristica di suddetto stile, con una piccola variazione. Infatti quelle classiche, si presentano ridivise in quattro spazi da una crociera in pietra, queste invece sono mancanti della parte inferiore. Un'altra finestra dello stesso tipo si apre nell'angolo inclinato che fronteggia palazzo Gera, oggi alcune di queste sono murate per intero o parzialmente, le altre sono ancora utilizzate. Sulla destra della facciata e sempre al primo piano, si apre il vistoso loggiato con una doppia arcata sul fronte, ed arcate singole sugli altri due lati. Ricostruito in stile, ha una serie di cornici nella parte bassa, ed una più sporgente che corre lungo il perimetro della loggia, all'altezza delle mensole delle aperture. Altri elementi simili abbelliscono la base degli archi e la loro parte superiore. Ancora più in alto una fila di fitte mensole che sorreggono un residuo di tetto, sostituito da una terrazza con una ringhiera in ferro. L'ultimo piano è probabilmente un aggiunta successiva all'edificio rinascimentale, per aumentare il piccolo volume dell'abitazione che però, continua meno alta sul retro. Sempre tenendo conto delle dimensioni e della posizione, gli architetti hanno creato quasi una scenografia, che simula un'opera più ampia.
Bibliografia e fonti
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