Sant'Agostino
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Chiesa medievale sconsacrata di Ripatransone, oggi destinata a sede museale.
Occupa il lato nord orientale della stretta piazza Condivi, confina con il complesso della cattedrale, dalla quale è separata dalla sola strada, mentre dalla parte opposta c'è l'elegante facciata di Casa Bruni. Non si sono trovate al momento grandi informazioni storiche sulle origini dell'edificio, i recenti scavi archeologici hanno riportato alla luce le tombe di un primitivo monastero, risalenti al XIII secolo. Si sa che la chiesa visibile oggi, viene eretta intorno al XV secolo col nome di Santa Caterina d'Alessandria, sono ben individuabili le rimanenze nelle mura esterne lungo il corso e nel campanile. Retta dai monaci agostiniani, nel XVI secolo la famiglia Condivi possiede una cappella nella chiesa, nel 1598 un membro della famiglia la arricchisce anche con preziose reliquie. Il secolo successivo invece si ricorda la figura di Girolamo Ripa, che qui tiene i suoi studi. Subisce una ristrutturazione nel XVIII secolo, quando vengono rifatti gli interni e probabilmente anche la facciata. Con le soppressioni napoleoniche nel 1810, gli agostiniani vengono allontanati dal convento, acquistato da Carlo Travaglini, poi passata al demanio. Rimane però la chiesa, che continua ad essere saltuariamente utilizzata, vi celebrano soprattutto le confraternite della cittadina. Nel 1817 vi alloggiano per un breve periodo i frati cappuccini, in attesa della ricostruzione del loro convento. Anch'essi cacciati durante le soppressioni, ritornano durante la Restaurazione, fortemente voluti dalla popolazione che li manda a richiamare. Il complesso viene riconvertito a residenza vescovile nel 1874, vi vengono anche trasferiti gli uffici diocesani e l'archivio. La chiesa viene sconsacrata nel 1932 dal vescovo Luigi Ferri, l'ampio spazio viene destinato a sala conferenze ed in seguito è sede del cinema parrocchiale. Nel 1986 termina l'esistenza della diocesi di Ripatransone che si fonde con quella di Montalto, trasferendo la sede episcopale a San Benedetto del Tronto, presso la cattedrale dedicata alla Madonna della Marina. Il complesso perde quindi la sua funzione primaria, nel 1992 vi è rimasto solo l'archivio. Destinato a nuova sede del Museo Vescovile, viene restaurato nel 2001 e durante il rifacimento delle pavimentazioni, vengono fatte scoperte diverse tombe. Queste hanno una datazione che va dalle prime del XIII secolo, passando per il XV ed il XVI, fino alle ultime risalenti al XIX, è inoltre riscoperto un affresco attribuibile al Pagani. Nel 2008 è inaugurata la rinnovata sede degli archivi vescovili ed oggi, oltre al museo diocesano, l'edificio ospita anche convegni, concerti ed altre attività culturali.
Il complesso è ben visibile dalla piazza, appoggiato sopra una piattaforma rialzata, eretta per compensare il dislivello che caratterizza questa zona del paese. La sagoma della facciata della chiesa è ancora ben riconoscibile sul lato sinistro, raggiungibile attraverso un'ottocentesca doppia scalinata, con balaustra in travertino. L'ampio portale è di gusto neoclassico, con capitelli decorati ed il timpano triangolare nella parte alta, ancora sopra un piccolo balconcino, retto da due mensole ornate e con una semplice ringhiera in ferro. Da notare l'architrave della porta finestra, probabilmente contemporanea del portale, ma mostra un timpano curvilineo. Due coppie di semipilastri scandiscono i lati della facciata, salendo fino al cornicione superiore, inframezzati da due finestre con un cornicione angolato in alto, sostituite in basso da due finestroni rotondi. In quello di destra è ospitato l'orologio pubblico. A destra della chiesa è visibile il nucleo principale del palazzo vescovile, con un piccolo giardino chiuso da una cancellata, sorretta da due grandi pilastri. L'ingresso principale è piuttosto semplice, mostra il colletto dell'arco lavorato e tracce di pitture, visibili sul lunotto sopra la porta. L'edificio a due piani separati da altrettante fasce, le finestre del primo sono piuttosto semplici, quelle del secondo più elaborate, con un cornicione ricurvo nella parte superiore. Più interessante è il lato del complesso che da sul corso, dove si vedono le murature più antiche della chiesa, con in alto una fila di grandi finestre ad arco, con la cornice superiore lavorata. Osservando meglio si nota anche una precedente serie di aperture murate, all'incirca con lo stesso stile di quelle attuali. In basso si apre il portale secondario, più essenziale rispetto al principale, con solo un cornicione, sporgente sopra l'architrave. Il campanile svetta poco più avanti, con un'altro ingresso alla base, sovrastato da una piccola nicchia, più in alto si vedono le aperture murate di una precedente cella campanaria. Quella utilizzata ancora oggi si trova al piano superiore, dove prima del tetto, corre una fila di archetti pensili di gusto gotico; conclude l'opera il pinnacolo a base ottagonale. Salendo ancora lungo il corso, poco dopo la chiesa si nota sulla sinistra un'ampia apertura ad arco, questa permette di accedere al cortile interno del complesso. Si scopre un piccolo parco con una balconata panoramica ed alcune panchine, una cancellata lo separa dai resti del chiostro, dove sono visibile ancora alcune arcate. Parte dell'interno del palazzo e la chiesa, sono tuttora visitabili nelle sedi museali. Alcuni brevi accenni su quest'ultima: è a navata unica con cappelline ai lati, conserva ancora gran parte degli stucchi mentre sono andate perdute, quasi tutte le decorazioni pittoriche. In una delle cappelle è stato però rinvenuto, un'affresco molto frammentato della ""Madonna del Soccorso"", risalente al XVI secolo ed attribuito al pittore Vincenzo Pagani da Monterubbiano. Un'altra cappella custodisce ancora una tela, una natività di Nicola Monti, pittore ascolano allievo del più noto Biagio Miniera.

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