Nnasce a Ripatransone nel gennaio del 1857, ultimo di otto figli di Eugenio e Albina Lunerti.
Molto portato all'apprendimento, i suoi genitori lo iscrissero al Seminario Vescovile della cittadina, eccellente luogo di formazione culturale con una buona qualità degli insegnati. Dotato di una memoria straordinaria, iniziò a declamare le Odi di Ovidio e numerosi canti della Divina Commedia, diventando per i suoi meriti l'allievo prediletto del latinista e dantistica Don Carmine Galanti. All'età di diciotto anni lascia il Seminario per gli studi musicali, già avviati come seminarista con il celebre organista Pietro Amedei, da poco pensionato dalla Pontificia Basilica della Santa Casa di Loreto, trasferitosi a Ripatransone come Maestro di Cappella. Dopo avergli impartito nozioni di armonia, gli suggerì di perfezionarsi in composizione, Emidio a Napoli studiò anche canto e strumentazione per banda, ottenne infine il titolo di Maestro Compositore. Fu un periodo molto proficuo, riusce ad ottenere giudizi lusinghieri per la sua produzione sia vocale che strumentale, collaborò con il suo mentore, l'Amedei quando questi era direttore del teatro di Macerata, tra il 1880 e il 1881. Già nel 1882 compose una ""Messa di Gloria"" per commemorare il centenario della Madonna di San Giovanni di Ripatransone, la stessa opera fu poi eseguita l'anno successivo nel napoletano, a Piedigrotta, in occasione dell'annuale festa patronale. Successivamente viene nominato direttore della banda comunale e della Cappella Musicale di Randazzo, in provincia di Catania, ma la nostalgia della sua terra era molto forte. Accettò nel 1887 la direzione della Cappella Musicale della Cattedrale di Ascoli Piceno, dove rimase sette anni, in questo periodo esegue molti concerti con le sue composizioni e di altri autori classici. Fondò anche una ""Schola Cantorum"" contribuendo a far risorgere la passione per la musica sacra, nel 1896 si trasferisce ad Assisi dove il Ministero dell'Istruzione, lo incarica di riordinare i manoscritti e i cimeli della Cappella e dell'Archivio Musicale. La relazione che ne seguì fu pubblicata sul Bollettino Ufficiale del Ministero nel 1897, nel 1898 è a Venezia impiegato all'Archivio Musicale di Santa Maria dei Frari, presso la Biblioteca Marciana. Altra importante tappa fu l'incarico di riordinare la Biblioteca Musicale di Santa Cecilia a Roma, lavoro che lo tenne impegnato per quattordici anni, durante il quale produsse anche nuove opere come: ""Carmen saeculare di Orazio"" eseguita a Roma nel 1902, con buon successo di critica. Altre produzioni furono "" Missa Suffragium Umberto I Regi"" del 1908 e ""Inno a Lauro Rossi"" del 1910, tra le opere di musica sacra si ricordano ""Missa Defunctorum"" del 1888 e ""O Salutaris"" del 1905. Nel 1912 riceve l'incarico di presidiare la commissione, incaricata di organizzare i concerti del circolo marchigiano a Roma. Compose anche due opere liriche: il melodramma ""Stefania"" e su suggerimento dell'editore Sonzogno, musicò un libretto di Alessandro Cortella ""Vendetta Sarda"", rappresentata a Napoli nel 1895 dove riscosse un certo successo, nonostante la critica obbiettò, facendo notare che l'opera era troppo moderna per quei decenni.
Realizza inoltre ""Il Finimondo"" eseguito a Napoli nel 1882, il poema sinfonico dal ""Sabato del Villaggio"" del Leopardi, esecuzione per orchestra e coro nel 1911, le sue ultime opere furono ""Canto Patriottico"" per cori ed orchestra e ""Il Canto d'Italia per Fiume""m del 1918.
Si spegnerà a Cupra Marittima dove si era ritirato nel novembre del 1920.
Molto portato all'apprendimento, i suoi genitori lo iscrissero al Seminario Vescovile della cittadina, eccellente luogo di formazione culturale con una buona qualità degli insegnati. Dotato di una memoria straordinaria, iniziò a declamare le Odi di Ovidio e numerosi canti della Divina Commedia, diventando per i suoi meriti l'allievo prediletto del latinista e dantistica Don Carmine Galanti. All'età di diciotto anni lascia il Seminario per gli studi musicali, già avviati come seminarista con il celebre organista Pietro Amedei, da poco pensionato dalla Pontificia Basilica della Santa Casa di Loreto, trasferitosi a Ripatransone come Maestro di Cappella. Dopo avergli impartito nozioni di armonia, gli suggerì di perfezionarsi in composizione, Emidio a Napoli studiò anche canto e strumentazione per banda, ottenne infine il titolo di Maestro Compositore. Fu un periodo molto proficuo, riusce ad ottenere giudizi lusinghieri per la sua produzione sia vocale che strumentale, collaborò con il suo mentore, l'Amedei quando questi era direttore del teatro di Macerata, tra il 1880 e il 1881. Già nel 1882 compose una ""Messa di Gloria"" per commemorare il centenario della Madonna di San Giovanni di Ripatransone, la stessa opera fu poi eseguita l'anno successivo nel napoletano, a Piedigrotta, in occasione dell'annuale festa patronale. Successivamente viene nominato direttore della banda comunale e della Cappella Musicale di Randazzo, in provincia di Catania, ma la nostalgia della sua terra era molto forte. Accettò nel 1887 la direzione della Cappella Musicale della Cattedrale di Ascoli Piceno, dove rimase sette anni, in questo periodo esegue molti concerti con le sue composizioni e di altri autori classici. Fondò anche una ""Schola Cantorum"" contribuendo a far risorgere la passione per la musica sacra, nel 1896 si trasferisce ad Assisi dove il Ministero dell'Istruzione, lo incarica di riordinare i manoscritti e i cimeli della Cappella e dell'Archivio Musicale. La relazione che ne seguì fu pubblicata sul Bollettino Ufficiale del Ministero nel 1897, nel 1898 è a Venezia impiegato all'Archivio Musicale di Santa Maria dei Frari, presso la Biblioteca Marciana. Altra importante tappa fu l'incarico di riordinare la Biblioteca Musicale di Santa Cecilia a Roma, lavoro che lo tenne impegnato per quattordici anni, durante il quale produsse anche nuove opere come: ""Carmen saeculare di Orazio"" eseguita a Roma nel 1902, con buon successo di critica. Altre produzioni furono "" Missa Suffragium Umberto I Regi"" del 1908 e ""Inno a Lauro Rossi"" del 1910, tra le opere di musica sacra si ricordano ""Missa Defunctorum"" del 1888 e ""O Salutaris"" del 1905. Nel 1912 riceve l'incarico di presidiare la commissione, incaricata di organizzare i concerti del circolo marchigiano a Roma. Compose anche due opere liriche: il melodramma ""Stefania"" e su suggerimento dell'editore Sonzogno, musicò un libretto di Alessandro Cortella ""Vendetta Sarda"", rappresentata a Napoli nel 1895 dove riscosse un certo successo, nonostante la critica obbiettò, facendo notare che l'opera era troppo moderna per quei decenni.
Realizza inoltre ""Il Finimondo"" eseguito a Napoli nel 1882, il poema sinfonico dal ""Sabato del Villaggio"" del Leopardi, esecuzione per orchestra e coro nel 1911, le sue ultime opere furono ""Canto Patriottico"" per cori ed orchestra e ""Il Canto d'Italia per Fiume""m del 1918.
Si spegnerà a Cupra Marittima dove si era ritirato nel novembre del 1920.
Bibliografia e fonti
Libri
- I Musicisti Piceni tra il XVIII e il XXI secolo - Marco Pietrzela
Altri monumenti nel comune
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Santa Croce
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