NULL Corropoli - Habitual Tourist
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Situato a cavallo delle valli del Vibrata e del Salinello, accalcato sopra un piccolo colle alla confluenza di due torrenti che ne assicuravano buone difese.
Numerosi i tentativi di spiegarne il nome, tra i più bizzarri come "Core Polis" città del cuore per via della sua forma, "Collerapoli" ovvero coltivato con i ravanelli, altri più credibili citano però l'orografia del luogo come "Collis Ripule" ovvero colle scoseso o come più semplicemente per essere il "Colle di Ripoli".
Nasce probabilmente intorno al IX - X secolo e le prime menzioni sono del 1018, elencato in una serie di donazioni effettuate dal signore Gisone di Gisberto al vescovo di Teramo, nello stesso documento si cita anche la vicina Santa Maria di Meiulano. Ritorna nei registri dei normanni che avevano da poco conquistato l'Abruzzo, nel "Catalogus Baronum" redatto tra il 1150 ed il 1168, il feudo è posseduto da Oderisio di Corropoli. Poco tempo dopo il castello è andato in attrito col vicino centro di Meiulano, dipendente dall'abbazia di Santa Maria, infatti nel 1225 si finisce davanti alla corte poichè Oderisio II di Corropoli imponeva le tasse anche a quelle popolazioni. L'anno dopo in cambio di un cavallo da parata e di un pagamento in denaro Oderisio cederà alcuni territori all'abbazia e riconoscendo quindi i diritti degli abitanti di Meiulano e dell'abbazia, in più gli concede la proprietà della metà di un mulino lungo la Vibrata e gli restituisce i tributi spettanti da Corropoli. Papa Gregorio IX nel 1231 alla fine cederà l'abbazia di Meiulano con i suoi annessi ed il castello corropolese, all'Abbazia di San Pietro di Ferentillo.
Durante la successiva occupazione sveva sappiamo che il castello era invece detenuto da Marcuccio di Corropoli, seguace dell'imperatore, dopo la vittoria di Carlo d'Angiò sugli imperiali, lo si vede ricercato come ribelle e con i beni sequestrati, il feudo quindi passa all'angioino Sinibaldo di Vallecupo nel 1269. Probabilmente ci saranno stati dei problemi, come sempre, tra Meiulano e Corropoli e infatti l'anno dopo Re Carlo ordinava di rispettare l'investitura di Sinibaldo e l'anno dopo ancora riconfermava la chiesa di Santa Maria al suo legittimo possessore. Nel 1275 il feudo va in mano a Sinibaldo di Anglona per passare poi a Giovanni d'Apia che lo vende nel 1306 alla vedova di Matteo d'Acquaviva. A quel tempo il castello contribuiva alle spese per il mantenimento della fortezza di Civitella.
Entrata quindi a far parte dei beni della dinastia acquavivana 1316 Francesco d'Acquaviva ne risulta il signore, nel 1346 viene ucciso in paese l'ascolano Vanni Tibaldeschi e ciò genera una rappresaglia da parte di alcuni armati di Ascoli che devastano il circondario. Per le nozze di Andrea Matteo Acquaviva e Caterina Tomacelli Cybo il castello viene impegnato come dote all'erede.
Dopo la disfatta di Giosia Acquaviva a Controguerra avvenuta nel 1438, i feudi a nord del Vomano diventano proprietà di Francesco Sforza, i due poi firmano un'alleanza nel 1444 proprio nel palazzo corropolese della dinastia ma la cacciata dello Sforza da Fermo nel 1446, termina ogni accordo. L'anno seguente infatti il castello ritorna saldamente in mano a Giosia, ma la guerra di successione tra angioini ed aragonesi porterà alla fine dell'Acquaviva in quanto si schiera con Giovanni II d'Angiò contro Re Ferrante d'Aragona, ma ormai sconfitto muore di peste a Cellino Attanasio. Il ducato passa fino al 1467 a Matteo di Capua, uno dei capitani a guida della spedizione contro Giosia, alla fine col perdono del Re gli Acquaviva ritornano in possesso del loro feudo, un anno dopo si legge dell'esistenza dell'Università di Corropoli che costituiva l'amministrazione dei beni pubblici del paese.
I duchi rientrano in possesso dei loro territori nel 1506, dopo che ne erano stati privati per un periodo perché avevano partecipato alle congiure contro il Re Ferdinando il Cattolico, l'anno successivo il territorio dell'antico feudo di Gabbiano viene fuso a quello di Corropoli. Nel 1528 entra a far parte del Marchesato di Bellante come risarcimento degli Acquaviva a Dorotea Gonzaga, rimasta vedova tre anni prima del figlio del Duca Andrea Matteo: Giovanni Francesco.
Durante la guerra del Sale si vivono alcuni brutti momenti e nel 1556 il paese viene circondato dall'esercito pontificio proveniente da Gontroguerra guidato da Antonio Carafa, in mancanza di artiglierie evitano l'assalto del castello; l'anno seguente durante il sacco di Campli alcune frazioni dell'esercito francese compiono scorrerie nel territorio.
Anche il bandito Domenico Pelagallo ed il suo esercito nel 1594 passano da queste parti, vengono quindi spostate le truppe dalla Valle Siciliana a Sant'Omero, Colonnella e Corropoli per contenerlo, anche tra il 1597 e il 98 vi si acquartierano gli spagnoli guidati dal capitano Gravina per reprimere il brigantaggio nei territori circostanti. Cresceva intanto l'università che nel 1599 prende in affitto diversi terreni in perpetuo all'abbazia di Santa Maria di Meiulano.
Tra il 1626 ed il 1634 è signore di Corropoli il Marchese Giuseppe d'Aquaviva d'Aragona, Arcivescovo di Tebe, in quel periodo il castello riusciva a fornire sette uomini da destinare alla difesa del Regno; nel 1669 è signore del feudo Vincenzo di Brancaccio ma nel 1690 torna in mano agli Acquaviva. L'ultimo erede della dinastia muore nel 1760 e il ducato viene aggregato ai territori direttamente sottoposti alla corona, identificato nel nuovo stato allodiale di Atri.
Con l'arrivo dei moti rivoluzionari sul finire del secolo nel 1799, viene dichiarata la Repubblica Napoletana dagli insorti che avevano scacciato la monarchia, vivrà qualche mese e già nello stesso anno in paese vengono indette le elezioni comunali, saltate a causa della rivoluzione. Nel 1806 arriva Napoleone e inizia l'epoca murattiana, si abolisce la feudalità e si riformano le istituzioni, il centro viene annesso al nuovo governo di Colonnella fino alla restaurazione nel 1815 quando torna indipendente. Nel 1830 viene demolito il castello degli Acquaviva realizzando Piazza Piè di Corte, sarà il nuovo salotto cittadino dove le famiglie più facoltose innalzeranno i nuovi palazzi, tra questi la Famiglia Ricci aveva già iniziato tempo prima costruendo quello che poi sarà il palazzo comunale con il suo lungo loggiato. Intanto sopraggiunge l'Unità d'Italia ed il comune rientra nella nuova provincia di Teramo. Durante la seconda guerra mondiale viene istituito un campo di internamento nella vicina abbazia di Santa Maria funzionante dal 1941 al 44, passata la nera parentesi vive il fermento del boom economico della val Vibrata a partire dal dopoguerra.
Oggi è un centro caratterizzato dalla popolazione in crescita grazie alla colonizzazione della sottostante pianura, ormai divenuta centrale nel comune corropolese. Il paese antico spunta dai dolci colli tipici della valle ed è riconoscibile grazie al caratteristico campanile della chiesa di Sant'Agnese, racchiuso ancora dalla sua cinta muraria che gli fa assumere una caratteristica forma a mandorla, con la porta d'accesso sulla punta inferiore, nel punto più basso del paese che guarda alla confluenza dei fossi Accippo e Gallarice. La seconda estremità era rappresentata dal palazzo o rocca degli Acquaviva che occupava l'attuale piazza principale. La zampillante fontana al centro della piazza da l'inizio alla visita al paese, qui si trova il municipio ed i palazzi dei Ricci e dei Flaiani, un piccolo giardino introduce ad una terrazza panoramica e qui partono anche le due vie principali del paese. La prima, Via IV Novembre, passa davanti alla parrocchiale e raggiunge la porta ai piedi del paese, la seconda dedicata a Nemesio Ricci, ha la stessa destinazione ma segue il profilo della cinta muraria, sopra le quali sono stati eretti nel tempo, alcuni gradevoli palazzi. Un'altra via risale dalla porta seguendo le mura ma si interrompe in corrispondenza del complesso di Sant'Agnese, nel mezzo un reticolo di stradine irrora gli spazi tra le fitte abitazioni del centro, interrotte da qualche piccola piazzetta. Molto caratteristico è anche il percorso che circonda l'esterno delle mura orientali che permette di risalire al punto di partenza accompagnati dalle interessanti strutture del paese che si accalcano sulle antiche opere difensive. Un paese ricco di arte, storia e suggestioni che ben si presta ad una passeggiata in tranquillità.

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