Uomo di fede, e missionario Basilio Massari nasce a Montefortino nel settembre del 1870. I suoi genitori provenivano da Montalto Marche, si erano trasferiti nel piccolo centro montano per motivi lavorativi rimanendovi per alcuni anni. Dopo i primi studi, entra in seminario, pochi anni dopo viene trasferito all'Istituto per le Missioni Estere di Milano. Il religioso piceno fu destinato ad operare nel sud-est asiatico, imbarcandosi per nave tra il 1898 e il 1899 nella difficile ma suggestiva terra chiamata ""Birmania"" dove rimase per oltre quattro decenni. Già nei primi mesi di permanenza in questi luoghi, Padre Massari sentì il bisogno di assolvere a un dovere non solo caritativo ma anche umano. Si premurò cosa non comune di conoscere e studiare l'ambiente socio-culturale di questi splendide ma selvagge terre, lo fece in maniera sistematica, tanto che le sue osservazioni sui modi di vivere, usi e costumi e credenze formarono un libro edito in Italia nel 1914, per farne omaggio ai benefattori della sua missione e per ricavarne dei proventi finanziari. Nell'opera, dal titolo ""Quindici anni di apostolato"", sono descritte in maniera seria ed accurata nozioni storiche, politiche, religiose nonché attente osservazioni sulla flora, sulla fauna, sulla meteorologia e sull'economia. Ma sopratutto vi vengono descritte nelle loro peculiarità tutte le tribù con le loro caratteristiche e caratterizzazioni, dall'abbigliamento alle superstizioni, dall'indole ai tratti somatici.
Nel piccolo villaggio di Iadò, Massari realizza un piccolo miracolo, dove non c'erano solo che capanne edifica una chiesa con annesso orfanotrofio, una scuola sia maschile che femminile dove, oltre che all'istruzione religiosa e scientifica si formano i catechisti, si insegna musica vocale e strumentale con la banda e anche arte drammatica. Per molti anni sulla cima di un monte si svolgeva una festa particolare, alla quale partecipavano cattolici, protestanti e svariate tribù che parlavano lingue diverse tra loro. La festa durava tre giorni e era animata dalla presenza di oltre diecimila individui, appartenenti a tribù che in passato erano state in lotta tra loro. L'evento rappresentava un esempio straordinario di missione di pace di cui Massari era un entusiasta animatore. Divenne anche per necessità un medico per queste genti, curava come poteva vecchi e bambini che avevano in lui l'unica speranza di vita.
Nel febbraio del 1940 Basilio ha 70 anni, di cui 42 di missione, è stanco, comprende che è giunto il momento del meritato riposo, decide di trasferirsi in un altro villaggio chiamato Loilem dove vivono segregati decine di lebbrosi scacciati e fuggiti dalle più svariate zone della vasta regione. Una scelta di autentica dedizione per gli ultimi. Ritrova gli antichi entusiasmi, dopo pochi giorni i malati usciti dalle capanne partecipano alle funzioni religiose dimostrandogli la loro gioia per la sua opera caritatevole. Viene aiutato da due suore, continua imperterrito la sua opera umanitaria fino al 1945, quando si spegne serenamente.
Una citazione di P.Manna attesta: ""Padre Basilio Massari è morto, povero tra i più poveri assistendo i suoi lebbrosi, certamente non gli è stato chiesto quanti ""infedeli"" avesse convertito ma quanti ne aveva aiutati"". Un altro missionario P.Podrotti riferisce di aver sentito da gente ""pagana"" che per alcune notti dopo la sepoltura si ""sentivano concerti soavi e misteriosi dalla parte dove c'era la tomba del Massari"". Si tratta sicuramente di un gentile e sentito omaggio postumo che testimonia la riconoscenza da parte di persone non cristiane. Un altissimo esempio di fede incondizionata per il prossimo.
Nel piccolo villaggio di Iadò, Massari realizza un piccolo miracolo, dove non c'erano solo che capanne edifica una chiesa con annesso orfanotrofio, una scuola sia maschile che femminile dove, oltre che all'istruzione religiosa e scientifica si formano i catechisti, si insegna musica vocale e strumentale con la banda e anche arte drammatica. Per molti anni sulla cima di un monte si svolgeva una festa particolare, alla quale partecipavano cattolici, protestanti e svariate tribù che parlavano lingue diverse tra loro. La festa durava tre giorni e era animata dalla presenza di oltre diecimila individui, appartenenti a tribù che in passato erano state in lotta tra loro. L'evento rappresentava un esempio straordinario di missione di pace di cui Massari era un entusiasta animatore. Divenne anche per necessità un medico per queste genti, curava come poteva vecchi e bambini che avevano in lui l'unica speranza di vita.
Nel febbraio del 1940 Basilio ha 70 anni, di cui 42 di missione, è stanco, comprende che è giunto il momento del meritato riposo, decide di trasferirsi in un altro villaggio chiamato Loilem dove vivono segregati decine di lebbrosi scacciati e fuggiti dalle più svariate zone della vasta regione. Una scelta di autentica dedizione per gli ultimi. Ritrova gli antichi entusiasmi, dopo pochi giorni i malati usciti dalle capanne partecipano alle funzioni religiose dimostrandogli la loro gioia per la sua opera caritatevole. Viene aiutato da due suore, continua imperterrito la sua opera umanitaria fino al 1945, quando si spegne serenamente.
Una citazione di P.Manna attesta: ""Padre Basilio Massari è morto, povero tra i più poveri assistendo i suoi lebbrosi, certamente non gli è stato chiesto quanti ""infedeli"" avesse convertito ma quanti ne aveva aiutati"". Un altro missionario P.Podrotti riferisce di aver sentito da gente ""pagana"" che per alcune notti dopo la sepoltura si ""sentivano concerti soavi e misteriosi dalla parte dove c'era la tomba del Massari"". Si tratta sicuramente di un gentile e sentito omaggio postumo che testimonia la riconoscenza da parte di persone non cristiane. Un altissimo esempio di fede incondizionata per il prossimo.
Bibliografia e fonti
Libri
- Personaggi Piceni Vol. II - Antonio Giannetti, Franco Regi, Settimio Virgili - Andrea Livi Editore 2009
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