Chiesa della campagna montefortinese, spicca sulla cima di un colle a Sud-Est del capoluogo.
Raggiungibile percorrendo la strada che porta a Comunanza, il territorio di Consilvano ricorda la presenza di un castello scomparso che un tempo dominava l'area e che una volta decaduto, ha lasciato il nome alla zona, che oggi prende il nome dalla chiesa.
L'origine sembrerebbe medievale, la sua erezione risalirebbe al XIV secolo in quanto non compare prima di questo periodo, infatti prima della visita pastorale di Monsignor Maremonti del 1573, si hanno poche notizie. Dal resoconto della visita si registra la presenza di tre altari: il principale era dedicato alla Santa titolare mentre gli altri, posti ai lati della navata, erano dedicati a San Giorgio e San Sebastiano.
A quel tempo non versava in ottime condizioni, infatti il Maremonti ordina il restauro o la demolizione degli altari, l'edificio sarà comunque restaurato agli inizi del XVII secolo, ne fa fede una campana datata 1622. Sempre nello stesso secolo, si nota il cambio di nome di uno degli altari laterali che viene intitolato ai santi Felice ed Adaucto, nel 1715 si registra invece, un altro cambio di titoli, stavolta alla Beata Vergine ed a San Gregorio.
Viene restaurata diverse volte: nel 1960 si attua rifacimento del tetto e del pavimento, nel 1979 viene riqualificato l'interno, con il danneggiamento del terremoto del 1997 viene nuovamente restaurata e riconsegnata al culto nel 2001. Nonostante lo spopolamento dell'area mantiene ancora il suo titolo di chiesa matrice, la sua parrocchia comprende oltre che la scomparsa chiesa di Lontignano, anche la Madonna della Menderella, nota in zona come meta di gite e scampagnate.
L'ampio edificio troneggia al centro dell'insediamento che porta il suo nome, affiancato dalla grande casa parrocchiale; analizzandone la struttura si nota la varietà dei materiali costruttivi utilizzati, dai conci di arenaria e travertino ad i mattoni, sintomo dei numerosi rimaneggiamenti che ha avuto nel tempo.
Si possono infatti notare alcuni resti delle precedenti strutture, come una finestra in arenaria tamponata ed una piccola finestrella, forse una feritoia, sul prospetto laterale, altre tracce dimostrano che anche il tetto è stato rialzato.
La facciata è dominata dal grande portale in stile neo-romanico, realizzato in mattoni ed unico elemento intonacato, mostra un accenno di protiro nella parte superiore, ossia una struttura sporgente che funge da copertura all'accesso. La porta in legno è anticipata da un cancello in ferro ed affiancata da due croci dello stesso materiale affisse sul muro, nel lunotto superiore vi è una raffigurazione della santa realizzata su formelle in ceramica, sopra l'ingresso si apre un finestrone rotondo incorniciato in laterizio.
Sulle navate laterali si aprono delle ampie monofore e su quella di destra, non occupata dalla canonica, vi è anche una piccola porta murata, sul retro si trova l'ampio abside semicircolare ed il campanile a vela con l'alloggiamento per due campane, tuttora presenti.
Raggiungibile percorrendo la strada che porta a Comunanza, il territorio di Consilvano ricorda la presenza di un castello scomparso che un tempo dominava l'area e che una volta decaduto, ha lasciato il nome alla zona, che oggi prende il nome dalla chiesa.
L'origine sembrerebbe medievale, la sua erezione risalirebbe al XIV secolo in quanto non compare prima di questo periodo, infatti prima della visita pastorale di Monsignor Maremonti del 1573, si hanno poche notizie. Dal resoconto della visita si registra la presenza di tre altari: il principale era dedicato alla Santa titolare mentre gli altri, posti ai lati della navata, erano dedicati a San Giorgio e San Sebastiano.
A quel tempo non versava in ottime condizioni, infatti il Maremonti ordina il restauro o la demolizione degli altari, l'edificio sarà comunque restaurato agli inizi del XVII secolo, ne fa fede una campana datata 1622. Sempre nello stesso secolo, si nota il cambio di nome di uno degli altari laterali che viene intitolato ai santi Felice ed Adaucto, nel 1715 si registra invece, un altro cambio di titoli, stavolta alla Beata Vergine ed a San Gregorio.
Viene restaurata diverse volte: nel 1960 si attua rifacimento del tetto e del pavimento, nel 1979 viene riqualificato l'interno, con il danneggiamento del terremoto del 1997 viene nuovamente restaurata e riconsegnata al culto nel 2001. Nonostante lo spopolamento dell'area mantiene ancora il suo titolo di chiesa matrice, la sua parrocchia comprende oltre che la scomparsa chiesa di Lontignano, anche la Madonna della Menderella, nota in zona come meta di gite e scampagnate.
L'ampio edificio troneggia al centro dell'insediamento che porta il suo nome, affiancato dalla grande casa parrocchiale; analizzandone la struttura si nota la varietà dei materiali costruttivi utilizzati, dai conci di arenaria e travertino ad i mattoni, sintomo dei numerosi rimaneggiamenti che ha avuto nel tempo.
Si possono infatti notare alcuni resti delle precedenti strutture, come una finestra in arenaria tamponata ed una piccola finestrella, forse una feritoia, sul prospetto laterale, altre tracce dimostrano che anche il tetto è stato rialzato.
La facciata è dominata dal grande portale in stile neo-romanico, realizzato in mattoni ed unico elemento intonacato, mostra un accenno di protiro nella parte superiore, ossia una struttura sporgente che funge da copertura all'accesso. La porta in legno è anticipata da un cancello in ferro ed affiancata da due croci dello stesso materiale affisse sul muro, nel lunotto superiore vi è una raffigurazione della santa realizzata su formelle in ceramica, sopra l'ingresso si apre un finestrone rotondo incorniciato in laterizio.
Sulle navate laterali si aprono delle ampie monofore e su quella di destra, non occupata dalla canonica, vi è anche una piccola porta murata, sul retro si trova l'ampio abside semicircolare ed il campanile a vela con l'alloggiamento per due campane, tuttora presenti.
Itinerari e Ricerche 4
Questo luogo fa parte dei seguenti itinerari tematici:
Bibliografia e fonti
Libri
- Borghi da Scoprire... Tesori delle Marche Meridionali Vol. II - Mario Antonelli - Ferruccio Scoccia - Settimio Virgili
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