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I resti della porta meridionale del castello ripattonese giacciono quasi abbandonati.
Costruita con buona probabilità durante l'ultima espansione delle mura castellane, avvenuta nel periodo acquavivano tra il XV ed il XVI secolo, insieme alla torretta rotonda che le faceva da guardia, anch'essa invasa dall'incuria.
Parteciperà forse alle vicende storiche del castello, assaltato e saccheggiato dalle milizie di Francesco Sforza nel 1438, quando occupano per alcuni anni i feudi acquavivani tra il Tronto ed il Vomano, occupato nel 1461 da Matteo di Capua che stava dando la caccia a Giosia Acquaviva, colpevole di ribellione al sovrano aragonese. Tornata la pace la porta continuerà ad essere ancora utilizzata per tutto il XVI secolo e forse anche oltre, per tenere fuori i briganti che spesso imperversavano l'area.
Caduta in disuso nei secoli successivi, sarà lasciata all'abbandono come altre opere difensive del centro storico, quel poco che rimane, è costituita da una semplice apertura lungo il profilo delle mura, un tempo coperta da una volta del quale si scorge qualche traccia dei laterizi che facevano da rivestimento. Si apre su una piccola stradina che si fa spazio tra una casa ristrutturata, con canoni moderni, ed un giardino murato forse un tempo anch'esso parte di un'abitazione, con dei gradevoli muretti in pietre arrotondate.
Per accedervi dall'esterno, in passato bisognava percorrere una rampa con un discreto dislivello, che aumentava la difficoltà di penetrazione del nemico, inoltre nel salire bisognava affrontare la difesa che si accaniva dalle mura e dalla torretta. Sebbene già così molto scenografica con i suoi resti di murature dove crescono piante rampicanti, sarebbe bello poterne assistere ad un restauro conservativo ed una corretta segnalazione negli itinerari turistici.

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