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Indubbiamente il simbolo della comunità ripattonese e comunemente chiamato "Il Torrione".
Svetta nella parte alta del paese ed è ben visibile anche dalla bassa vallata del fiume Tordino, costruita probabilmente a partire dal XIII secolo, forse sostituendo qualche precedente struttura più antica.
Avrà certamente vissuto nel 1438 il saccheggio perpetrato dalle truppe di Francesco Sforza, dopo che questi aveva sottratto parte dei possessi della famiglia di Giosia Acquaviva, sconfitto infine da Matteo di Capua, che nel 1461 occupa Ripattoni.
Probabilmente a partire dal XVIII secolo, ad essa viene affiancata la chiesa di San Giustino che, restaurata ed ampliata nel 1838, accoglierà il titolo di San Silvestro dopo la demolizione della chiesa, divenendo così l'unico luogo sacro del centro storico.
Divenuta torre civica, viene in seguito alloggiato l'orologio pubblico, ancora presente. Nella prima metà del XX secolo, dopo una perizia dell'architetto moscianese Francesco Patella, viene realizzata un'opera di consolidamento alla base del torrione, consistente in una scarpatura in mattoni ancora visibile; viene lesionata nel terremoto del 2016 e messa in sicurezza, attualmente non è aperta al pubblico.
Guardando la struttura, esaminandone i materiali e gli elementi costruttivi, si possono notare alcune differenze a seconda delle epoche storiche. La parte più antica è quella in basso dove si notano alcune differenze costruttive, mostra una struttura murale mista, con angoli ed aperture realizzati con mattoni in cotto e mura in pietrame vario, si possono notare infatti le differenze di colore dei laterizi tra le due porzioni centrali della torre. La parte superiore invece, è tutta in mattoni e termina in alto con i soli resti delle caditoie, scomparsi sono i parapetti e le eventuali merlature che permettevano le difese dalla sua cima.
L'accesso alla torre, avveniva attraverso aperture poste in alto, raggiungibili con scale mobili, probabilmente qui si accedeva dalla porta incorniciata da pietra bianca, che si trova poco sopra il basamento novecentesco, forse anch'essa modificata da un restauro. Più in alto si trovano altre aperture, una sulla destra mentre dalla parte opposta, poco più in basso, si nota un ingresso murato che probabilmente conduceva ad un ballatoio esterno o ad una passerella. Interessante è la finestrella al di sopra, dove si vedono sporgere dei mattoni dal muro, questa con buona probabilità ospitava una caditoia, dove era possibile contrastare chiunque si avvicinasse all'apertura murata. Più in alto si trova una finestrella malmessa che illumina l'ultimo piano, come questa ne sono presenti altre in ogni lato del torrione.
Sulla faccia orientale dell'opera vi è installato il quadrante con l'orologio pubblico, con i rintocchi della sua campana sorretta da un piccolo campaniletto sulla piattaforma superiore, scandiva il tempo nell'abitato. Sempre sulla stessa faccia, in alto, vi è un'ulteriore finestrella ad arco; poco sotto il quadrante, vi sono tre grandi buchi di origine incerta, forse legati all'attrezzatura dell'orologio. In basso si possono vedere le tracce di intonaco di altri edifici addossati alla torre, ora demoliti. Sulla faccia opposta, quella occidentale, sono visibili anche qui due porte murate, tra la sezione in cotto e quella con i mattoni rossi agli angoli, probabilmente anche qui esisteva una passerella esterna. Quasi completamente spoglia è la facciata settentrionale, ad esclusione della finestrella dell'ultimo piano.

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