San Michele Arcangelo
Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo Dettaglio San Michele Arcangelo
Parrocchiale di Montelparo intitolata al patrono cittadino, conosciuta anche col titolo di Sant'Angelo.
Eretta sulla cima dell'abitato, la contrada Castello, è conosciuta anticamente,come Sant'Angelo in Castello ed è il maggiore luogo sacro dell'abitato. Tra i più antichi edifici del centro storico, segue solo la scomparsa chiesa di Sant'Antimo, presente nell'omonima corte, citata nei diplomi imperiali del X secolo, nucleo originale dell'attuale paese. San Michele Arcangelo è di fondamentale importanza per la vita comunitaria, l'effige del santo è il simbolo dello stemma comunale. Ricordata anche come molto ricca ed insieme a Sant'Agostino, è anche meta dei cortei pubblici. Si vuole costruita nella prima metà del XIII secolo e comunque, risulta completata ed in uso nel 1257. In quella data è nell'elenco delle chiese montelparesi fatto dall'abate di Farfa Giacomo I, quando concede alcuni diritti al comune ed ai cappellani. Risulta quindi sottoposta al monastero di Santa Vittoria in Matenano, principale casa dell'ordine farfense, seconda solo alla casa madre in Sabina. Nel 1290 compare ancora nelle riscossioni delle decime, delle tasse straordinarie imposte dal papato. Oltre che per le funzioni religiose, fino alla fine del duecento, è utilizzata per le riunioni della comunità, vista l'assenza di un palazzo comunale. Nel 1303 il priore di Sant'Angelo riceve l'ordine dal monastero di Santa Vittoria, di rendere pubblica la scomunica del colorito religioso montelparese, Giovanni di Gualtierolo. Nella prima parte del XIV secolo, la parrocchia incorpora la dismessa chiesa di San Severino. Intanto si registrano le prime insofferenze del popolo, rispetto al governo dei vertici monastici di Santa Vittoria, ai quale l'abate di Farfa nel 1334, riconferma ancora le chiese paesane. Grazie all'interessamento del comune nel 1337, si riesce ad ottenere dall'abate una bolla che di fatto, cessa la dipendenza di Sant'Angelo, sostituita da un canone annuo in denaro. Ordina inoltre di edificare un monastero presso la chiesa, dove far risiedere una nuova comunità di quattro monaci, sempre di regola benedettina, con a capo un priore. Inoltre obbliga anche ai rettori delle chiese dipendenti, di indossare gli abiti monastici. La cosa però pere rimanere solo sulla carta, probabilmente per le forti proteste dei santavittoriesi, quindi la popolazione si rifiuta di pagare il canone già l'anno successivo. Si va a finire al tribunale del Rettore della Marca, che nel 1341 emana una sentenza a sfavore di Montelparo. Poco dopo però, in accordo con l'abbazia centrale in sabina, i monaci cambiano idea e nel 1348 garantiscono l'indipendenza dell'istituto montelparese. A Santa Vittoria rimane solo il tributo monetario annuo, la scelta dei religiosi, del priore e l'amministrazione della giustizia. Per l'occasione gli vengono anche annesse le chiesa di Santa Maria di Alveniano, presente nel centro storico e di Sant'Angelo di Gaglianello, nelle campagne a Nord Ovest del capoluogo. Tra XV e XVI secolo subisce un radicale rinnovamento e si arricchisce di numerose opere d'arte. Degli inizi del XV secolo è infatti la cripta, consacrata nel 1412 e finita di affrescare nel secolo successivo, sempre nel quattrocento viene innalzato il campanile. Nel cinquecento invece si procede alla sistemazione della facciata, con la realizzazione dei portali presenti ancora oggi. La presenza farfense vede la fine nel 1628, quando la cura della parrocchia viene passata ai sacerdoti secolari, nominati però dall'Abate Commendatario di Farfa. Nel 1632 gli ex monasteri, vengono elevati al ragno di Collegiate da Papa Urbano VIII. La seconda parte del XVII secolo, si caratterizza per una serie di frane che interessano il versante settentrionale del paese, le prime sono ricordate nel 1683. In questo periodo vengono effettuati anche alcuni lavori sulla struttura, viene tamponato il rosone in facciata, sostituito da due finestroni. Il fenomeno raggiunge il culmine col terremoto del 1703, che riattivando gli scivolamenti, fa crollare buona parte degli edifici a Nord del paese, distruggendo il palazzo comunale e danneggiando anche la parrocchiale. Viene riparata e tradizione vuole che vi siano aggregate due chiese andate perse durante i dissesti: la Madonna della Misericordia e Santa Maria in Laude. Di quest'ultima viene salvato un pezzo di muro con l'effige affrescata della Madonna, installandola nella cripta e ridipingendone alcune parti. Ma l'opera più pregevole esposta nella chiesa è il quattrocentesco polittico dell'"Incoronazione della Vergine tra i Santi". Una serie di tavole dipinte dall'umbro Niccolò di Liberatore, detto l'Alunno, montata sulla pregevole struttura lignea del maestro intagliatore Giovanni da Montelparo, con il quale il pittore collabora da tempo. Se ne interessa il papa Gregorio XVI che l'acquista nel 1844 ed attualmente, è esposta ai Musei Vaticani a Roma. Durante il XX secolo avvengono diversi lavori: nel 1920 vengono rifatti i pavimenti con un nuovo manto in cotto, nel 1943 viene rinnovato anche il tetto, sostituendo le capriate lignee. Negli anni '60 decade la parrocchia di Santa Maria Novella, che gli viene aggregata. Riaperta nel 2015, viene danneggiata dai terremoti iniziati l'anno successivo ed ancora risistemata fino al 2022, quando è riaperta al pubblico con una solenne cerimonia.
Edificio principale della piazza, dove si trova anche un punto panoramico affacciato sul sottostante Parco Marziali. Dall'esterno la struttura appare assai più ampia rispetto alle sue reali dimensioni. Osservando la facciata si intuisce la presenza di tre navate, servite da altrettanti ingressi, in realtà i due accessi conducono ad altre strutture del complesso. Quello a sinistra porta all'antico monastero, poi trasformato in casa parrocchiale, l'altro invece all'oratorio del Santissimo Sacramento, dalla singolare forma lunga e stretta. Il portale centrale merita una certa attenzione: di gusto gotico, è mancante del basamento che un tempo, prevedeva dei leoni scolpiti alla base. Leggermente rialzato rispetto al piano stradale, sporge dalla facciata mostrando una bella cornice in pietra arenaria, scolpita con motivi vegetali. Una serie di ghiere si restringono fino al telaio della porta, nell'ultima sono ancora presenti tracce di pittura, da notare la successione di due tipi colonne tortili, riproposte anche sull'arcata. In alto la struttura si conclude con un timpano triangolare, con centro una piccola nicchia trilobata dove nell'ultimo restauro, è stata dipinta l'effige dell'arcangelo. Gli altri due portali invece sono di gusto rinascimentale, con semipilastri scanalati ed un lunotto ad arco ribassato. In alto si aprono due finestroni, infine una sobria cornice in laterizio crea un timpano triangolare sulla sommità della facciata, a seguire il profilo del tetto. Sulla destra, come già detto, c'è l'Ex monastero convertito in canonica; l'edificio corre lungo tutto il fianco meridionale della chiesa, mostra due grandi arcate a sesto acuto nella parte iniziale. Al centro si eleva il campanile, sempre dalle linee gotiche, con una cella campanaria ornata da archetti pensili ed una singolare cuspide. Al culmine svetta un crocefisso in ferro, con la banderuola segnavento a forma di San Michele. Una visita merita anche il retro, dove nella zona absidale è presente una datata finestrella in pietra, con una croce dalle forme inusuali.
Una volta entrati si riescono a capire le reali dimensioni dell'unica navata, più piccola di quanto sembri all'esterno. L'area presbiteriale sul fondo è rialzata rispetto al resto ed ospita l'altare centrale, altri quattro altari si trovano sulle pareti laterali, colorate sono le pavimentazioni. Subito sulla destra, un'ampia arcata con tracce di affreschi raffiguranti alcuni santi, comunica con l'adiacente oratorio del Santissimo Sacramento. Per quanto riguarda le coperture, l'aula mostra delle capriate in legno a sorreggere il tetto, differente è l'area presbiteriale con l'abside a pianta rettangolare. Separata dalla struttura tramite un grande arcone a sesto acuto, è sormontata una volta in muratura richiamante lo stile gotico, con costoloni che risalgono verso l'alto. Sul lato sinistro della navata c'è il fonte battesimale seicentesco in legno, interamente affrescato è il primo altare, eretto nella prima parte del cinquecento. Al centro compare una "Crocefissione con San Girolamo e Sant'Antonio", una piccola annunciazione in alto ed una "Pietà" nel lunotto superiore, opera forse di Giacomo Bonfini. Il secondo altare è dedicato alla "Madonna del Rosario" con una pala tardo cinquecentesca che la raffigura insieme a Gesù Bambino ed i santi Domenico, Caterina e Pio V Papa. Nella parete opposta il primo altare è dedicato a San Giuseppe, con una tela del XVII secolo raffigurante la morte del santo. L'altro è intitolato alla Madonna del Carmine, dipinta al centro del quadro dell'ultimo cinquecento ed affiancata da San Giovanni Battista ed un'altro Santo Martire. Il presbiterio e l'abside presentano diverse nicchie affrescate, forse in origine tombe ad arcosolio, ben riconoscibili sono: una "Crocefissione" ed una "Madonna in Trono tra angeli", entrambi del quattrocento. Sull'angolo di sinistra si conserva un frammento di affresco con l'Arcangelo in armatura, divenuto ormai l'attuale simbolo della chiesa, altre tracce di pitture sono visibili in alto e nelle nicchie laterali. La porticina sulla destra comunica sempre con l'oratorio del Santissimo Sacramento, dove sulla parete laterale c'è l'unico altare con l'affresco rinascimentale del "Crocefisso con la Madonna e San Francesco". Da qui è possibile scendere nella cripta, interessante struttura di pianta rettangolare, divisa in tre piccole navate da una fila di colonne ed archi. Ai lati sorreggono una volta a crociera con costoloni rettangolari, al centro invece c'è una copertura a botte, sulla parete di fondo l'altare del XVIII secolo, con l'affresco della "Madonna della Misericordia" del XV secolo. Stesso soggetto, affiancato da Santa Caterina d'Alessandria, è riproposto sulla parete di fondo.