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Chiamato Ponte Nuovo perchè tra i più recenti della città, collega il centro storico con il quartiere settentrionale di Campo Parignano.
La storia dell'opera ha origine all'inizio del XX secolo, in quel periodo infatti stava nascendo nell'area a nord del Tronto, dove vi erano in prevalenza campi coltivati, un nuovo quartiere residenziale che andava ben collegato, inizialmente si era pensato di ingrandire ed alzare il vicino ponte medievale di Sant'Antonio.
Ma l'amministrazione comunale, guidata dal barone Domenico Garzia Civico, nonostante numerose opposizioni, volle fortemente la realizzazione di un nuovo ponte.
Il progetto viene realizzato dall'ingegnere Enrico Cesari e dall'architetto jesino Umberto Pierpaoli, la costruzione inizia nel 1909 e finisce nel 1911, fin dai primi momenti il cantiere fu funestato da numerosi problemi dovuti ad una falda acquifera, che minava le fondamenta del pilone più vicino alla città.
Scampato dalle distruzioni dei tedeschi in ritirata che distruggeranno i ponti di Porta Cartara e quello di Cecco, viene chiuso nel 1983 a causa della nota instabilità del pilone, che dall'apertura era andato man mano sprofondando, viene quindi rinforzato e riaperto alla circolazione qualche anno dopo.
Il ponte è strutturato da tre arcate in mattoni sorrette da due piloni, che si appoggiano alle due spalle che si alzano dalle ripide sponde del fiume, l'opera è quasi interamente rivestita del bianco travertino locale, mostrando una certa sensibilità artistica.
Infatti le spalle sono ornate da una serie di fitte fasce in pietra che si ripetono dalla base fino al parapetto, ogni arco è incorniciato fino ad una decorazione sulla chiave centrale, nell'arcata di mezzo vi è anche scolpito lo stemma cittadino. Un'altra fascia corre orizzontalmente all'altezza della base dell'arcata sia sulle spalle che sui piloni, quest'ultimi hanno un rostro arrotondato che protegge le fondamenta dall'impetuosità delle piene.
Un ampio cornicione divide la piattaforma superiore dove passa la strada con ai lati due marciapiedi, protetta da un massiccio parapetto in pietra.
La spalla che si ancora al centro storico è più ampia perché scavalca con un'altra arcata di dimensioni modeste, la strada che sale dal vecchio ponte e dalla zona, in prossimità della confluenza tra il Tronto ed il Castellano, detta dei Mulini.
Ad un lato del passaggio una lapide murata tra le fasce di travertino ricorda i nomi dei fautori dell'opera, all'interno si aprono anche delle porte dove si accede ad alcuni vani ricavati nella spalla del ponte, una volta usciti ci si trova al cospetto della Porta Tufilla.
Sullo sperone di roccia tra la porta ed il ponte, che si scopre sotto l'attuale terrazzamento, è possibile scorgere i resti dell'antica cinta muraria ascolana.
In concomitanza con le celebrazioni in onore di Sant'Emidio e della Quintana il ponte insieme ad altri, viene tradizionalmente dipinto con gli emblemi del sestriere di appartenenza, in questo caso quello di Porta Tufilla, con i colori rosso e nero.

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