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Matteo Costantini, nacque probabilmente a Colle di Lisciano il 22 settembre del 1799; figlio di Giuseppe Costantini, brigante antifrancese nel periodo napoleonico e chiamato come "Sciabolone". Fin da giovanissimo seguì le imprese belliche del padre assieme ai fratelli, in particolare con il fratello Venanzio. Infatti, le prime vicissitudini cominciarono poco dopo la morte del padre, avvenuta nel 1808 a Capua, l'anno successivo i due fratelli furono arrestati a Teramo come sospetti alleati dell'insorgenza antifrancese e condotti in carcere a Pescara, dove furono liberati poco tempo dopo. Successivamente, furono arruolati a servizio della penisola Iberica ma disertarono e nel 1811 fu attuata la loro ricerca nei distretti marchigiani. In questo periodo, furono messe delle importanti taglie sulle loro teste da parte del Prefetto del Tronto, poiché ritenuti responsabili di numerosi furti nella zona di Penne e Castelli, ma riuscirono a sfuggire diventando capo banda di un gruppo di insorgenti, costituito principalmente da oppositori alla coscrizione, che minacciarono l'occupazione ed il saccheggio del territorio ascolano. Dopo l'esperienza di capobanda, nel 1806 iniziò a partecipare ad imprese belliche più importanti, infatti si distinse nella difesa di Civitella del Tronto e nel 1831 dopo la restaurazione, fu inserito nelle file patriottiche dal Governo Pontificio per l'insurrezione del Piceno. Le numerose peripezie belliche, gli conferirono la possibilità di capeggiare un esercito di volontari, l'intenzione sarebbe stata quella di ricongiungersi al Colonnello Sercognani nella marcia su Roma, l'atto non andò a buon fine e fu catturato ed imprigionato a San Leo nel 1832. Liberato poco dopo per mancanza di prove a carico, l'anno successivo, Mazzini gli affidò la direzione di una importante battaglia: il piano era partire dai monti ascolani e convergere su Ancona, ampliando l'insurrezione alle regioni centrali della penisola. L'attacco andò a monte e fu nuovamente imprigionato a San Leo, dove uscì solo nel 1848 e tornò a dirigere la compagnia della Legione dei Volontari del Tronto. Da alcune memorie conservate nella Biblioteca Nazionale di Roma, alcuni lo ricordano come «uomo religiosissimo, freddo nel conservare, amichevole, più amico dell’indipendenza che della libertà, soldato severo, attaccatissimo alla famiglia, caldissimo amico e scrupoloso, e tollerantissimo». Nel gennaio 1849 accolse Giuseppe Garibaldi in visita nella città di Ascoli e ricevette numerose prove d'amicizia dal generale, tra cui il dono di una spada. Durante l'esperienza della Repubblica Romana, fu alla guida della sua compagnia di volontari del Tronto contro le bande sanfediste. Poco dopo partecipò alla difesa di Force, pesantemente attaccata dalla controffensiva austriaca e fu tra i firmatari della resa del centro. Partecipò anche alla difesa di Roma, ma qui fu arrestato dagli austriaci e rinchiuso a Ripatransone, dove morì nel Novembre 1849.

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