Frazione di
Ascoli Piceno a ridosso del
monte dell'Ascensione.
Il paese è diventato popolare nella zona in quanto legato al culto della Madonna dell'Ascensione, molto sentito nel piceno. Nella sua
chiesa viene custodita durante l'anno la statua oggetto di adorazione, in concomitanza con la festa questa viene portata in processione fino alla
chiesetta sulla
cima del monte. La tradizione fa risalire l'origine alla leggenda della santa Polisia, figlia di un console romano. Convertita al cristianesimo da Sant'Emidio, fugge in questi luoghi per scappare dal padre Polimio, adirato per la sua scelta, che la fa inseguire da alcuni armati. Questa per non essere presa, si reca sulla cima del monte e si butta dalla rupe più alta, che oggi porta il nome della santa. Ovviamente siamo nel campo della leggenda, l'origine del castello e del nome sono ancora in gran parte ignote. Di sicuro è che nell'epoca passata, condivide il nome con la vicina montagna detta Monte Polesio ed ancora incerto, è quale dei due toponimi ha avuto origine prima. La spiegazione più accreditata, cita la figura del possidente ascolano Cintio Polesio, vissuto nel IX secolo e probabile fondatore del castello, che in seguito ha finito per identificare anche il monte. La storia ufficiale cita l'abitato nel 1098, quando il feudatario del luogo cede al vescovo di
Ascoli, per la salvezza dell'anima, una parte dei suoi beni siti in Polesio. Lo ritroviamo nel XIII secolo, quando è un comune dotato dei propri organi di governo, assoggettato allo
stato ascolano come castello di III grado. Verso la fine del secolo i rapporti tra il castello e la città picena non sono tra i migliori, quest'ultima lo attacca facendo diversi danni. Tutto si risolve nel 1296, quando nel palazzo dell'arengo i rappresentanti delle due comunità fanno la pace, a patto che gli ascolani riparino i danni e trattino come cittadini gli abitanti di Polesio. A partire dal 1334, diviene uno dei centri di predicazione dei Sacconi, comunità religiosa fondata sulla cima dell'Ascensione, dall'ascolano
Domenico Savi, detto Meco del Sacco. Gli scritti documentano la costruzione di una comunità monastica adiacente alla parrocchiale di polesio. Sottoposta alla politica della capoluogo, subisce nel 1348 la dittatura di
Galeotto Malatesta, che assoggetta il territorio sotto il suo giogo, fino alla sua cacciata nel 1353. Nel catasto del 1381 fa parte dei castelli di minori dimensioni del comitato, è sede del podestà che amministra la giustizia nel suo territorio. Intanto tra il 1360 ed il 61, si instaura in città la breve signoria dei
Tibaldeschi, a seguire nel 1395 è la volta di da
Andrea Matteo Acquaviva, quasi subito cacciato dalla città. Nel 1404 lo stato d'Ascoli è sotto la signoria di Ladislao D'Angiò Durazzo, nel 1413 lo cede a
Conte da Carrara che una volta morto nel 1421, lo passa in mano ai figli. Nel 1425 sono costretti a restituire la città al papato, ma già nel 1433 è signore
Francesco Sforza, scacciato solo nel 1447. Nei catasti del 1458 apprendiamo che nel frattempo, la comunità si era dotata di un suo palazzo comunale. Si assiste alla presa di potere dei
Guiderocchi nel 1498, che reggono le sorti della politica ascolana fino al 1505, quando vengono scacciati dalla città. Nel 1562 a Polesio nasce
Felice Centini, di umili origini è destinato alla vita religiosa nell'ordine francescano conventuale. Ne scala i ranghi sfruttando la sua amicizia con il conterrano
Felice Peretti, futuro papa Sisto V, originario di
Grottammare ma da famiglia di
Montalto Marche. Le prime visite pastorali nel 1580, costatano la presenza della confraternita del Corpus Domini. Il castello nel 1604 viene assaltato e preso dai
banditi, che ne fanno loro sede. Il governo ascolano invia le truppe a liberare il paese, costringendo i briganti alla fuga verso la montagna, dove vengono infine sconfitti. Due anni più tardi i vari centri interessati dalle repressioni, sono costretti a pagare anche i costi delle operazioni di polizia. Intanto il Centini viene elevato a cardinale nel 1611 per volontà di Papa Paolo V, ritrovandosi più tardi anche tra i favoriti all'elezione pontificia. Nel contempo eleva la sua
famiglia al rango di nobili, ricomprendo di attenzioni e favori anche il suo castello natale, che lo ricordava con una lapide ora scomparsa, posta sopra la
porta civica. Nel 1798 c'è lo sconvolgimento della Repubblica Romana, che aderendo agli ideali rivoluzionari francesi, abolisce i vecchi ordinamenti. Il paese perde la sua autonomia e viene declassato a frazione del Cantone Rurale di Ascoli. Vi rimane solo per qualche mese, fino alla caduta della repubblica ed il ripristino del governo pontificio, scacciato ancora nel 1808 con l'arrivo di Napoleone. Nel frattempo era esplosa una lite tra
Rotella e
Castel di Croce, per la statua della Madonna dell'Ascensione, custodita fino ad allora nella chiesetta sulla cima del monte. Dopo varie vicissitudini, per non scontentare i contendenti, la statua viene destinata alla parrocchiale di Polesio, che ancora oggi ne è la custode. Nella fase napoleonica, il territorio viene ancora incorporato nel Cantone di Ascoli, fino alla Restaurazione nel 1816 quando passa sotto l'amministrazione di
Montadamo, sempre sotto Ascoli. Vi rimane fino all'unità d'Italia, quando con la dismissione dei piccoli comuni, diventa una frazione ascolana. Come tutti i paesi della zona è funestato dalle frane, nel 1908 insieme alla vicina
Porchiano, subisce degli interventi di consolidamento che però non portano agli esiti sperati. Oltre ai dissesti, vive un costante fenomeno di emigrazione che lo porta oggi, ad essere quasi spopolato. Rimane nelle campagne qualche agricoltore, a lavorare i diversi campi della zona. Si rianima nei giorni della
Festa dell'Ascensione, che in paese ha il suo inizio e la sua fine, con la traslazione della statua.
Si arriva al paese inoltrandosi per la ripida e stretta vallata del fosso di Polesio, affluente del torrente Chiaro Morto, dove le ripide rupi disegnano viste inusuali e gradevoli. Si giunge infine ad un piazzale costruito a ridosso dell'abitato, su un lato un muretto forma una balconata adiacente alle case, dove si appoggia il monumento ai caduti. Dell'antico castello mantiene parte dell'originaria
cinta muraria, visibile ancora in parte lungo il perimetro del paese, soprattutto nell'area a destra della piazza. Una strada sterrata costeggia parte della fortificazione, dalla parte opposta una rupe mostra le aperture di alcune scenografiche grotte artificiali, utilizzate come rimesse. Compreso nelle difese con la sua torretta angolare, è il
palazzo rinascimentale che domina l'abitato a Nord, del quale si scorge il giardino con il loggiato. L'interno del paese è attraversato da una via principale, che ha inizio dalla porta medievale e corre per tutta la lunghezza del paese. Le abitazioni si diramano intorno ad esso, stringendosi in un fazzoletto di terra delimitato da due fossi, che confluiscono ai piedi dell'abitato. Se si vuole ripercorrere l'antico percorso medievale, bisogna scendere poco prima della piazza grande da una stradina erbosa che si stacca sulla sinistra, seguendo il perimetro esterno della balconata. Si arriva alla
fonte posizionata sotto la torre della chiesa, un tempo punto centrale delle difese, continuando la strada curva iniziando a salire, fiancheggiando i resti della cinta muraria. All'angolo c'è quel che rimane della porta castellana. Si arriva ad una prima piazzetta erbosa, dove si affacciano alcune abitazioni in vario stato di conservazione, separate da piccole vie e dove ogni tanto, appare qualche antico elemento decorativo. Il corso devia ancora verso destra ed oltrepassato il primo gruppo di case, si vede la facciata della chiesa di Santa Maria Assunta. La si raggiunge proseguendo dalla strada parallela al corso, questa si allarga davanti alla parrocchiale, quasi a formare una piazzetta, compresa di una piccola
fontanella. Risalendo verso la parte alta del paese questa si restringe, fino all'ingresso del grande palazzo citato in precedenza, ricollegandosi alla strada principale ed uscendo dalle mura. Sul lato sinistro della chiesa una strada porta alla grande piazza dell'arrivo mentre dal lato opposto, un corridoio coperto mostra un soffitto decorato, i resti di un loggiato ed un'interessante formella decorata.