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Pochi sono i resti del fortilizio che un tempo si ergeva ad oriente di Ascoli, sulle pendici del Monte Piselli.
La Tradizione vuole che il castello di lisciano fosse stato fondato dalla famiglia Luisia, di origine romana, che qui si era trasferita durante la Guerra Sociale ed aveva costruito le sue dimore e la fortezza, da loro deriverebbe anche il nome del luogo,
Più probabile però è l'origine medievale, potrebbe risalire al periodo che va tra il X e l'inizio del XI secolo, infatti le prime menzioni del territorio vengono dalle cancellerie farfensi che nell'874 acquistano terreni nel fondo di "Liciano" da tal Lupo di Gargimone. Costui poi le riotterrà con un contratto di enfiteusi da parte dei monaci; si ricava daglle testimonianze negli atti, che negli appezzamenti confinanti erano presenti altri signori sottomessi all'abbazia.
Nel XI secolo il feudo era stato donato da ignoti possidenti al Vescovo di Ascoli, presto se lo farà confermare da Papa Leone IX nel 1052 e da Vittore II nel 1056, poi anche dagli imperatori germanici Lotario III nel 1137, Corrado II nel 1150 e dallo svevo Federico Barbarossa, quando passa per la città ascolana nel 1185.
In quel momento la carica vescovile era in mano a Rinaldo I di Massio, esponente di una famiglia feudale, originaria della zona di Lisciano, che stava dominando la scena politica ascolana, avendo tra le sue fila oltre al vescovo anche il podestà cittadino, e quindi tra le più influenti della Marca meridionale. Forse era legato a questa famiglia anche il francescano fra Girolamo, che per la tradizione nasce nel vicino borgo di Colle nel 1227 e diventa Papa nel 1288 col nome di Niccolò IV.
Ma già nelle bolle imperiali si nota il declino della fortificazione in quanto Lisciano non compare più come castello. Già ridotto in rovina nel XIII secolo, al suo posto le sopravviverà la chiesa di San Martino costruita con i materiali ricavati dal fortilizio, qui avvenivano i pubblici consigli della comunità del sindacato di San Martino Lisciano come cita un documento del 1284; insieme a quello di Sant'Angelo, formava la comunità liscianese, compresa nei castelli ascolano. Nel XIV secolo ne rimane solo il nome in "Vallis Rocche", valle della rocca, in una contrada adiacente al sito.
Sono ancora visibili alcuni ruderi nella scarpata sotto la chiesa di San Martino, quando lo permette la folta vegetazione che solitamente circonda il colle, spuntano lungo la strada che scende da Case di Cioccio fino a Santa Maria a Corte, dopo aver oltrepassato la caciara ed il parco.
Si scovano ancora tracce dei basamenti, forse delle mura perimetrali, composti da conci di travertino e qualche pietra più lavorata.

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