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Sede della parrocchia della Valcinante e facente parte della diocesi fermana, sorge nella contra da si Santa Maria di Valcinante.
Ricostruzione di un edificio più antico voluta nel 1919 da parte del parroco di allora: Don Emidio Federici, che volle rinnovare il luogo di culto dei vari centri sparsi della vallata, la precedente struttura era nota fin dalla fine XIII secolo, ma probabilmente fu eretta diversi anni prima.
Nell'alto medioevo la zona era caratterizzata dalla presenza dei monaci farfensi, forse è a loro che si deve la fondazione della chiesa.
Caratteristica peculiare è il vasto patrimonio di beni da essa posseduto, dai registri del XVIII secolo se ne ricava un corposo elenco, inoltre riscuote le rendite delle chiese di Sant'Angelo e di San Martino a Casette di Valcinante.
In quegli anni, vengono donati alle parrocchie ascolane della diocesi fermana, i resti di Sant'Eleuterio dal Cardinale Filippo Antonio Gualterio, arcivescovo di Fermo, che saranno custodite nella chiesa, insieme ad altre preziose reliquie.
I lavori della nuova struttura terminano nel 1922 e viene presto consacrata dall'arcivescovo Carlo Castelli, la parrocchia oltre a diversi luoghi sacri nella vallata, comprende anche le chiese di: Meschia, Ronciglione, Pedara, e Olibra Incinante.
Nel 1940, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la parrocchia partecipa ad un grande pellegrinaggio insieme ai fedeli di Osoli verso Cascia, sede del culto di Santa Rita.
Restaurata nel 1980, due anni dopo viene rubata una preziosa statua lignea risalente al XVI secolo e rappresentante la "Madonna con Bambino", dopo aver perso ormai le speranze di ritrovarla, nel 2017 viene notata ad un' asta e riconosciuta, venne recuperata dalla forze dell'ordine, restaurata e restituita alla comunità.
Subisce danni nel terremoto del 1997 , quindi oggetto di ristrutturazioni, fu riaperta al culto solo tre anni dopo, nel 2000, viene poi successivamente danneggiata nuovamente durante lo sciame sismico del 2016.
La struttura a pianta rettangolare con alcuni annessi laterali ed addossata alla canonica, viene realizzata in arenaria con le finiture e gli abbellimenti in mattoni. Sulla facciata si apre il portale in cotto, leggermente strombato, con un lunotto lasciato vuoto a coronare l'arcata d'accesso; una fascia di mattoni che divide la facciata si innesta all'altezza dell'architrave.
In alto, si apre un grande finestrone rotondo con vetrata decorata, mentre ancora sopra corre il cornicione del tetto sempre in cotto, piuttosto particolareggiato, ad impreziosire la facciata.
Altre due coppie di finestre circolari si trovano ai lati della chiesa, una di queste sul lato destro però è dimezzata da un corpo di fabbrica eretto sulla navata, comprendente anche la base della torre campanaria. Il campanile, per richiamare i fedeli alle celebrazioni, è scandito da una serie di fasce marcapiano, vi si aprono alcune monofore fino alla cella campanaria dove le ampie arcate contengono le campane, un tetto piramidale contornato da quattro guglie agli angoli conclude l'opera.
Sempre su questo lato dell'edificio, si può ammirare una meridiana dipinta in alto sul muro, su di un lato della finestra rotonda.
L'interno è abbastanza spoglio e quasi interamente imbiancato, con alcuni elementi architettonici dipinti in grigio, come le lesene che sporgono dai lati e le fasce che rinforzano la volta a crociera che copre la navata, l'area presbiteriale è rialzata ed incassata all'interno dell'abside semicircolare. Vi è installato l'altare principale ed è l'unica parte a mostrare sul soffitto una serie di affreschi, appoggiata al muro vi è il vecchio altare ligneo col tabernacolo, mentre ai lati si aprono le porte della sagrestia.
Nell'ambiente sono presenti delle nicchie con statue di santi, mentre alcune lapidi sono affisse ai lati del presbiterio e sopra l'ingresso.

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