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Frazione storica di Petritoli, posta tra il capoluogo e il vicino municipio di Ponzano di Fermo.
Tradizione vuole che il nome derivi da murena, riconducibile ad un non meglio identificato insediamento romano, sito nel territorio, più probabilmente è la derivazione del nome dell'antico proprietario del fondo. Si sostiene che sul colle del castello fosse presente la necropoli dello stanziamento romano. Le documentazioni su Moregnano però sono piuttosto scarse, se ne inizia a parlare con costanza solo nel XIII secolo, molto probabilmente è un piccolo castello, nato nell'orbita della corte di Santa Maria Mater Domini. Complesso monastico di origine farfense che attualmente si trova in territorio di Ponzano di Fermo, un tempo possedeva vasti territori tra Petritoli, Monte Giberto ed il fiume Ete. Compare nelle documentazioni del vescovado fermano a partire dal XI secolo, quando risulta possesso del vescovo Ugone di Fermo. Nel 1214 diventa marchese della Marca Aldovrandino D'Este, dopo aver stipulato il trattato di Polverigi, concede in feudo il castello al comitato fermano, Ponzano ormai rientrata nell'orbita della città, ne segue le vicende politiche. Mercenario da Monteverde instaura la sua personale signoria nel 1331, per nove anni spadroneggia su Fermo ed il suo contado. Conl 1345 è la volta di Gentile da Mogliano, costretto alla fuga nel 1355 all'arrivo del Cardinale Albornoz. Costui è inviato dal pontefice in vista del ritorno a Roma, a risistemare la caotica situazione creatasi negli stati pontifici, dopo la sua partenza per Avignone. In quell'anno vengono convocati dal cardinale i rappresentanti dei castelli fermani, per prestare giuramento alla santa sede ed al governo della città, tra questi c'è anche Moregnano. Cinque anni più tardi il porporato investe della signoria Giovanni Visconti da Oleggio, ma dura solo fino al 1366. Ritornano i da Monteverde nel 1375 con la signoria di Rinaldo, conclusa con la sua cacciata dopo solo quattro anni, nel 1393 c'è quella di Antonio Aceti che dura meno della precedente, solo tre anni. Per mano di Papa Innocenzo VI, nel 1405 viene insediata a fermo la signoria retta del nipote, Ludovico Migliorati. Nel giro di poco tempo il capo della chiesa muore ed il suo successore Gregorio XII, richiede indietro i suoi feudi, al rifiuto del Migliorati si scatena una lunga guerra. Infatti durante il suo governo, Moregnano insieme alla vicina Torchiaro, viene assaltato dalle truppe malatestiane nel 1415, guidate dal capitano Pietro Brunoro. Forse risale a quel periodo un proiettile di bombarda in pietra, rinvenuto durante i restauro di una casa sorta sulle mura del castello. L'anno seguente torna in mano al Migliorati che rimane al potere fino alla sua morte nel 1428, segue nel 1433 l'arrivo di Francesco Sforza, che impone sul territorio una feroce dittatura. Nel 1443 dopo un'attacco da parte di alcuni ribelli petritolesi, ai danni di alcune truppe del fratello dello Sforza: Alessandro. I vincitori esultanti si recano a Torchiaro, dove sono sorpresi dall'esercito nemico che li imprigiona e per punizione, assalta e devasta i castelli del circondario. Sono distrutti oltre a Torchiaro e Moregnano, anche il castello di Longiano e quello di Santa Maria Mater Domini, gli ultimi due dopo l'accaduto non saranno più ricostruiti. Nel 1450 le chiese di Moregnano sono ancora dipendenti a San Marco o Santa Maria Mater Domini. Partecipa con altri castelli nel 1473, ad un invio di truppe per la difesa di San Sepolcro e Città di Castello, richiesto dalla Santa Sede. Nel 1502 sale al potere Oliverotto Euffreducci, però ha poca fortuna e viene ucciso poco tempo dopo da Cesare Borgia, che nel 1503 usurpa anche la signoria fermana per poco tempo. Il nipote dell'Euffreducci: Ludovico, riesce invece a conquistare il potere nel 1513 ed a mantenerlo fino al 1520. Sotto Papa Paolo III nel 1537, viene creato per punire Fermo lo "Stato Ecclesiastico dell'Agro Piceno", con capoluogo a Montottone e retto da Pierluigi Farnese, ha fine nel 1547. Nel corso del XVII secolo e di quello successivo, la parte alta del paese viene ristrutturata, dapprima si inizia la costruzione di palazzo Vittorozzi-Trenta e di altre residenze nobiliari. Viene demolita la precedente chiesa, che si trovava sul lato Nord della piazza, dove oggi sorge palazzo Properzi che ne conserva anche i resti. Al suo posto si erige nel 1796 l'attuale Santi Vittore e Corona, realizzata su progetto di Pietro Augustoni. La rivoluzione francese contagia anche gli stati pontifici e nel 1798, si caccia il pontefice e si instaura la Repubblica Romana. Le precedenti amministrazioni risalenti al medioevo, vengono rinnovate con l'istituzione dei Dipartimenti, il paese fa parte di quello del Tronto con sede a Fermo, inoltre è compreso nel Cantone di Petritoli. L'amministratore provvisorio del Dipartimento è Savino Savini, legato al paese in quanto ha qui la sua famiglia, l'abitazione ed altre proprietà. L'esperienza però ha breve durata e già l'anno dopo vede il ritorno del Papa fino al 1808, quando Napoleone annette le Marche al Regno d'Italia, ripristinando i cantoni repubblicani. Moregnano rimane sempre sotto Petritoli fino alla fine dell'epoca napoleonica, alla Restaurazione nel 1816 viene sottoposto a Monte Giberto, nella nuova delegazione apostolica di Fermo. Dopo il 1833 passa invece sotto il governo di Monterubbiano fino all'unità d'Italia. Nel 1869 la risistemazione del nuovo regno vede la fine del comune moregnanese, il territorio viene annesso al comune di Petritoli del quale oggi è una frazione.
Il paese oggi si mostra adagiato su uno stretto crinale, dominato dall'alto dalla chiesa dei Santi Vittore e Corona. Di piccole dimensioni, basta una breve passeggiata per osservarne tutto il centro storico. Si sale dal bivio della provinciale, la strada sale fino alla piazza principale, costeggiando il parco "Gino Capriotti", qui si incontrano anche le poche case di recente costruzione. Sulla piazza, oltre alla grande chiesa, notiamo la presenza del grande palazzo Palazzo Vittorozzi-Trenta, purtroppo ridotto a rudere, davanti invece si trova palazzo Properzi, con alcuni archi murati, resti della demolita parrocchiale. Tre strade partono dalla piazza e scendono verso la parte bassa, sono piuttosto strette e parallele l'una all'altra, collegando tutte le abitazioni del castello, che aveva forma semi ellissoidale. Nella piazza in basso c'è la terrazza panoramica e la strada che esce dal paese, passando per la scomparsa porta castellana. La stradina infine raggiunge la sottostante strada provinciale fino alla chiesa extraurbana della Madonna di Loreto.

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