Comune al centro della provincia fermana, immerso fra le pittoresche colline coltivate.
Conosciuto per la tradizione delle ceramiche ed anche, per essere stato per un breve periodo durante il rinascimento, capoluogo dei castelli fermani per volontà pontificia. Sorge in cima ad un colle circondato da tre torrenti, tra i questi si ricorda il fosso del Rio, un affluente dell'Ete vivo. Si chiama in origine Monte di Attone, almeno fino al XVI secolo e si fa risalire al periodo tra il IX ed i X secolo. Probabilmente fondata da un signore feudale di nome Attone, legato all'abbazia di Farfa e su territori in precedenza possesso dei monaci. Non troppo tempo dopo feudo e nobili, sono passati già sotto la protezione del vescovo di Fermo. Infatti in un documento del 1059, questo concede alcuni beni ad Alberto di Attone, probabile discendente del fondatore del castello. Altri castelli esistono al tempo nel circondario, come Treviniano citato nel 1061, mentre si sottomette al vescovo fermano e Montemiliano nel 1174. Nonostante la presenza vescovile, a Montottone è ancora forte l'influenza dei farfensi, riconfermata dalle concessioni, a loro favorevoli, di Papa Celestino III nel 1191. Nel XIII secolo il potere del vescovo cresce, a scapito sia dell'abbazia che dei nobili del castello, che tra 1200 e 1202, iniziano a vendere all'episcopio le loro proprietà. Infine qualche anno dopo, anche il papato riconosce ufficialmente al vescovo, il possesso di Montottone. Nel 1217 il vescovo lo concede in feudo per tre generazioni, alla nobile famiglia dei Ruggeri. Nel frattempo il centro è cresciuto, traboccando ben oltre le mura del primitivo abitato, nel 1219 ottiene la facoltà di costituirsi libero comune. Già l'anno seguente risultano attivi gli uffici e gli impiegati della nuova istituzione, che come vassalli del vescovo, gli giurano fedeltà, dando il via alla decadenza dei poteri feudali. Il forte legame tra la popolazione e la diocesi fermana si infittisce, favorendone lo sviluppo, soprattutto dopo la costruzione del palazzo vescovile. Si trasforma così in una sede vescovile secondaria, dove spesso il metropolita fermano si ritira, soprattutto quando la situazione a Fermo diventa insostenibile. Data l'abbondanza di beni e terreni in possesso della comunità, le tasse sono anche piuttosto basse. Si interessa al comitato fermano Azzo d'Este, dopo che nel 1221, Papa Onorio III lo nomina Marchese della Marca di. Ne sottomette quindi alcuni castelli, entrando così in contrasto col vescovo, che attraverso canali politici, riesce a farseli restiture due anni più tardi. Nuovamente sottratto nel 1233, quando passa per tre anni sotto i vicari pontifici della Marca, che comunque continuano a pagare l'affitto al vescovo. Nel secolo successivo, il capoluogo fermano assiste alla fine del potere vescovile, sostituito da quello civile e comunale. Ha inizio anche alla stagione delle signorie, che con alterne fortune, riescono ad impossessarsi delle nuove istituzioni per diversi periodi di tempo. Per primo ci prova Mercenario da Monteverde, che sale al potere dal 1331 al 1340, costringendo il vescovo alla fuga nel proprio palazzo montottonese. Vi torna ancora nel 1349, sotto la signoria di Gentile da Mogliano iniziata nel 1345 e conclusasi nel 1352, con l'arrivo del Cardinale Albornoz. Vi risiede ancora nel 1363, durante la signoria di Giovanni Visconti da Oleggio, iniziata nel 1360 e conclusasi con la sua morte nel 1366. Nel 1375 riemergono i Monteverde, che con Rinaldo tornano al potere fino al 1379. Viene assediata senza successo nel 1381, dagli eserciti di Boffo da Massa, una volta respinti sono poi catturati dalle truppe fermane. Queste a loro volta nel 1387, riescono a violare le difese di Montottone, che protegge il vescovo scomunicato Antonio de Vetulis. Non riescono però a prenderlo, perchè fatto fuggire di nascosto dalla popolazione; nel 1390 viene riabilitato e rieletto e imponendo gravi tasse alla popolazione, causa una grande rivolta. Per calmare gli animi è necessario nel 1397, l'intervento di papa Bonifacio IX. Nel frattempo tra vi era stata la signoria di Antonio Aceti, conclusa nel 1396, ma già nel 1405 Ludovico Migliorati, viene messo a capo della marca fermana dallo zio Papa Innocenzo VII. L'anno seguente il pontefice muore ed il suo successore Gregorio XII, revoca ogni titolo al Migliorati che rifiuta di restituirli, scatenando così una guerra. Grande è l'aiuto che riceve da Ladislao d'Angiò Durazzo, Re di Napoli, che in quel momento stava tentando di unificare l'Italia. Montottone è assediata e presa nel 1407 dalle truppe pontifice del Vescovo di Sarzana, è recuperata dal Migliorati solo un anno più tardi. Cede nuovamente agli assalti di Carlo Malatesta nel 1415, occupata seppure per un breve periodo. Fatta la pace tra Malatesta ed il Migliorati nel 1418, Montottone rimane sotto la signoria di Ludovico fino alla sua morte, avvenuta dieci anni più tardi. Torna quindi sotto il controllo delle autorità pontifice, anche se fino al 1433, quando Francesco Sforza, instaura una nuova e feroce signoria. Riprendono le guerre, ma stavolta non coinvolgono direttamente il paese. Nel 1446 lo Sforza viene cacciato, Montottone ne approfitta per sdoganarsi dal potere comunale di Fermo. Si sottomette nuovamente al Vescovo, suscitando le ire della città, che cerca in ogni modo di tornarne in possesso. Questa tipologia di conflitto, tra l'ingerenza del potere cittadino e le libertà del castello, caratterizza gli anni a venire. Nel 1447 vengono rinnovati i patti col Vescovo, approvati anche da Papa Niccolò V, ma già l'anno seguente Fermo riesce a risottomettere il centro già l'anno seguente. Il pontefice infine, per evitare altri scontri, decide di dividerla equamente tra i due contendenti. Alla morte del papa nel 1456, i fermani cercano di recuperare la metà del vescovo, riescendovi nel 1458 mentre l'anno successivo, riescono a stipulare nuovi patti con la cittadinanza montottonese.
Sotto il dominio della città, vengono risolte le liti di confine con Monsampietro Morico e Monterinaldo, si rivedono anche le tassazioni. In generale la si vive un periodo tranquillo, almeno fino agli inizi del XVI secolo. Nel 1502 sale al potere, solo per un breve periodo di tempo, Oliverotto Euffreducci favorito dell'appogio di Valentino Borgia, figlio di Papa Alessandro VI. Quest'ultimo uccide Oliverotto e si sostituisce al potere nel dicembre dello stesso anno, ma anche il suo governo dura solo poco tempo. Nel 1503 in città imperversa la peste, costringendo il governo a trasferirsi a Montottone. Un altro Euffreducci, Ludovico, si impadronisce di Fermo tra il 1513 ed il 1520. Qualche anno dopo riesplode anche la peste e nel 1526, le autorità si trasferiscono ancora nel castello montottonese. Due anni dopo, passano da queste parti le truppe imperiali del marchese di Lautrec, in viaggio verso il regno di Napoli, causando furti e devastazione al loro passaggio. In questo periodo si muove la figura di Cesare Nobili da Montottone, capitano di ventura che nel 1536, saccheggia anche il suo paese natale. L'anno seguente c'è una svolta storica molto interessante per il centro, Papa Paolo III Farnese per punire Fermo, le sottrae quasi tutti i suoi castelli. Li raggruppa in un nuovo stato, chiamato "Stato ecclesiastico in Agro Piceno, con capoluogo a Montottone, scelto probabilmente per essere il rifugio preferito delle autorità cittadine. Rimane ancora il palazzo dove è ospitato il governo e si amministra la giustizia di tutto lo stato, nel 1547 col perdono pontificio, il potere ritorna a Fermo. Riesplode quindi il malcontento dei montottonesi contro la città, giurano fedeltà alla Santa Sede, nel tentativo di non tornare sotto le sue dipendenze. Insieme ad altri castelli limitrofi, decide nel 1566 di agire per vie legali. Il processo si dilunga fino al 1570, quando Papa Pio V prende il controllo diretto del paese, dopo pagamento di una grossa cifra da parte del paese.
Trascorsi due anni, sale al soglio pontificio Gregorio XIII che conduce una politica a favore di Fermo, restituendogli mano a mano tutti i suoi castelli, compreso Montottone. Inutili i ricorsi alla Santa Sede da parte della popolazione, che non ottengono il successo sperato. Con Papa Sisto V, originario della vicina Grottammare, ottiene l'esenzione di alcune tasse. Nel secolo successivo si assiste ad un fermento costruttivo che si protrarrà anche nel XVIII secolo con il rifacimento delle varie chiese, la pace finirà con l'arrivo nel 1798 dei francesi e della Repubblica Romana, che si sostituisce alle istituzioni pontificie. Montottone rientra nel nuovo Dipartimento del Tronto, sotto il governo di Petritoli, segue poi il regno di Napoleone nel 1808 fino alla restaurazione delle autorità papali nel 1815. Nel 1816 diventa sede di governo, con sottoposta la comunità di Grottazzolina, all'interno della Delegazione Apostolica di Fermo; dopo le riforme del 1833 è compresa nei territori del Governo di Fermo. Infine con l'unità d'Italia rientra nella provincia di Ascoli Piceno per passare alla nuova provincia di Fermo nel 2004.
Rimane scolpita nelle case del paese la lunga memoria storica che si porta appresso, a cominciare dal suo severo torrione d'ingresso, oggi riadattato ed alle sue mura che ancora proteggono il caseggiato. Dal torrione si procede lungo il corso principale che collega le due porte, diversi palazzi nobiliari vi si affacciano e verso la metà si apre la piazza dove si trova la calda facciata della chiesa di Santa Maria Ausiliatrice con il suo interessante portale ed il pozzo della cisterna monumentale. Si prosegue fino all'ultima piazza caratterizzata dai loggiati della banca, da qui si raggiunge anche la piccola chiesa di San Salvatore, a poca distanza dalla porta, si può fare anche un giro delle vie parallele al corso della parte bassa del paese con belle vedute della campagna. Se si raggiunge la cima del paese si può visitare la piazza alta dove alla neoclassica chiesa di San Pietro, si contrappone la facciata di Palazzo Ferracuti, mentre palazzo Breccia ed i suoi annessi chiudono i lati, un'ampia terrazza ripaga la salita con il suo panorama.