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Avvolta dalle colline boscose, Comunanza sorse sulla sponda meridionale del fiume Aso, sfruttando un'ansa pianeggiante a ridosso delle ripidi pendici del Colle Chiaro e dell'antico colle di Monte Passillo, dove sorgeva un'antico castello. Al nome di Comunanza è stata aggiunta e modificata ogni sorta di aggettivo nel corso dei secoli, dal primigenio Comunanza di Montepassillo, diventerà successivamente "d'Ascoli", poi, sotto il fascismo, muterà in "del Littorio", fino a ritornare semplicemente Comunanza a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Diversamente dai soliti centri che si svilupparono attorno alle rocche costruite sulla sommità di ripide e facilmente difendibili colline, il paese di Comunanza sorse tra XIII e XIV secolo a seguito di una particolare situazione storica, ovvero la caduta dei signori di Monte Passillo e la distruzione della poderosa rocca che svettava sulla cima del colle omonimo, a nord del capoluogo. Con la perdita dell'importante rocca di confine, Ascoli decise di rimpiazzare il presidio strategico fondando il nuovo castello di Comunanza, concentrandovi la popolazione dei castelli limitrofi e della distrutta Monte Passillo, rinsaldando così il confine con Amandola. Essendo parte territoriale del grande Stato comunale ascolano, durante la fase iniziale della sua storia ne condividerà le sorti, a partire dalla signoria del Malatesta, che si insedierà nel capoluogo a partire dal 1349, per poi passare con Ladislao sotto il regno di Napoli, governato da Andrea Matteo d'Acquaviva. Dai documenti ascolani del 1381 si legge che i vicini castelli autonomi di Settecarpini, Nasuto, Montepassillo e di Teramo, con le rispettive contrade, erano ormai compresi nel sindacato di Comunanza che mano a mano, grazie agli ascolani, si andava rafforzando. Nel 1414 lo stato cade nelle mani della dinastia dei Da Carrara e nel 1425 Comunanza viene conquistata dalle truppe del capitano di ventura Jacopo Calidora, inviate dallo stato pontificio contro i territori della contea ascolana; poco dopo arriva anche la dura signoria dello Sforza, che si protrarrà fino al 1445. Infine ricordiamo l'ottenimento per Ascoli della libertà ecclesiastica nel 1482, che donava alla città l'autogoverno e la rendeva soggetta solo al Papa; in questo periodo le lotte tra le famiglie ascolane culmineranno con il primeggiare dei Guiderocchi, che faranno dell'ascolano la propria signoria, nel 1498. Nel 1502 cadono i Guiderocchi e finisce la libertà ecclesiastica ascolana, Comunanza quindi diventa direttamente dipendente dal papato, concludendo così il lungo rapporto che la legava al capoluogo piceno, mentre nel 1515 vedrà l'invasione ed il saccheggio portato dalle truppe del marchese Fernando Francesco d'Avalos durante la guerra detta "della Lega di Cambrai" tra Francia e Spagna. Importante sarà per Comunanza il 1521, quando il pontefice decise di risolvere la storica diatriba tra Ascoli ed Amandola relativa a Monte Passillo, radendo al suolo definitivamente il castello e assoggettando il territorio comunanzese, che nel 1547 darà alle stampe i suoi statuti. Nel frattempo il banditismo nella zona ebbe uno dei suoi picchi massimi dai quali emersero due banditi locali, che acquistarono una discreta fama nell'epoca: parliamo di Masio di Gerosa e di Spolito da Gesso; quest'ultimo faceva parte della nota banda del famoso Marco Sciarra. Qualche decennio più tardi salì al soglio pontificio Sisto V, il papa originario di Montalto delle Marche che, oltre a reprimere il banditismo, fondò nel 1586, per omaggiare la sua patria, una nuova diocesi che comprese Comunanza e funzionava come cuscino tra Ascoli e Fermo, cercando di mitigare l'eterna rivalità che era dura ad estinguersi. La fine del XVI secolo si caratterizzerà per una grave epidemia di peste e per una serie di carestie che impoveriranno ulteriormente la zona, causando, insieme alla cattiva gestione da parte del potere pontificio, ondate di briganti a tal punto che il paese venne definito "Comunantia Latronum": la Comunanza dei ladroni. Nel 1676 i soldati corsi inviati dal pontefice per reprimere il brigantaggio, spesso comportandosi peggio degli stessi briganti, lasciano Comunanza, ma la pessima fama del luogo farà sì che Ascoli mandi delle guardie armate ad ogni importante fiera fino alla fine del XVIII secolo. Nel 1779 le truppe rivoluzionarie francesi, dopo aver conquistato Amandola, marciano anche per le strade di Comunanza, che entrerà a far parte della repubblica Romana; nel 1817, con la restaurazione, diventa comune del governo del distretto di Montalto delle Marche, compreso nella Delegazione Apostolica di Ascoli; ad Italia Unita diventa uno dei comuni della provincia di Ascoli Piceno. Dopo la seconda guerra mondiale iniziano le attività industriali che avranno un boom nel 1974, con l'apertura dell'Ariston dei fratelli Merloni e del suo indotto, seguirà anche lo stabilimento che produce le famose scarpe Tod's. Diventata una delle cittadine più industrializzate del Piceno, vedrà crescere la sua popolazione fino ai giorni nostri e curiosamente ritornerà ad essere territorio di confine dopo il distaccamento della provincia di Fermo, avvenuto nel 2004.
Per la visita al centro storico di Comunanza, dalla caratteristica forma triangolare, è consigliabile partire dal ponte sull'Aso, dove si gode una vista perfetta delle mura a ridosso del fiume e quindi attraversare il passaggio coperto moderno che sostituisce la porta medievale demolita, raffigurata sullo stemma cittadino. Ci si ritrova nella piazza principale del centro storico, che prende il nome dalla chiesa di Santa Caterina che vi si affaccia, si prosegue verso sinistra raggiungendo l'angolo nord dell'abitato, dove si trovano la chiesa di San Francesco e la Porta dei Mulini. Davanti a quest'ultima si apre la piazza dedicata alla scompara chiesa di Santa Chiara, la balconata di Palazzo Pascali ne abbellisce la cornice già impreziosita da alcuni edifici cinquecenteschi; seguendo il corso dell'Aso si arriva fino all'angolo est del paese dove prima sorgeva la porta detta "della Torre": qui iniziava il corso principale della cittadina, che percorre l'incasato in tutta la sua lunghezza, fino alla "Porta Ascolana", anch'essa scomparsa. Tra i più importanti edifici affacciati sul corso si ricordano il Palazzo Saladini e l'oratorio della Regina della Pace; proseguendo verso l'angolo sud-ovest ci si ritrova ancora nella piazza principale e per visitare l'ultima parte del borgo si continua sempre dritto, raggiungendo l'area di Porta Ascolana. Singolare è la stretta casa in cotto dove si trova l'elegante finestra murata in mattoni lavorati che si incontra tornando indietro verso il ponte sull'Aso, dove il museo diocesano conclude la nostra visita.

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