login
Visualizza sulla mappa

Castrum Maranum, come era un tempo chiamato, costituisce il nucleo medievale dell'odierna Cupra Marittima, moderna cittadina che si è sviluppata lungo la comoda linea costiera che le numerose frane del XIX secolo, fecero prediligere rispetto all'antico ed instabile castello. Fondata nel X secolo dalle popolazioni presenti nel "Fundus Marianus" pertinenza della vicina abbazia farfense di Sant'Angelo in Villa Maina, sita nei pressi dei ruderi dell'antica città di Cupra, forse ad opera di alcuni dinasti di origine longobarda denominata successivamente "dei Tasselgardeschi". In un diploma dell'imperatore Ottone II del 996, appare per la prima volta il nome del castello che già nel 1030, i Tasselgardeschi, cominciano a vendere al vescovo di Fermo. Mano a mano gli antichi dinasti avevano ceduto il feudo maranese al porporato fermano che nel 1202 concedeva alcune autonomie comunali alla popolazione, mentre poco prima nel 1194, gli ultimi discendenti dei Tasselgardeschi avevano favorito l'ascesa del comune maranese con la rinuncia ai diritti feudali sul castello ed i suoi territori. Gli attriti tra i nobili ed il vescovo fermano si fecero aspri e nacque una controversia sul reale possesso del castello che alla fine si risolse con un accordo in favore del porporato. Intanto si era sviluppato il centro di Ripatransone che cominciava a sgomitare per farsi strada verso il mare entrando in conflitto con Fermo, nel 1229 con l'arrivo di Federico II, Marano viene dato in feudo ai ripani dal duca Rainaldo di Spoleto, luogotenente dell'imperatore, che già perderà l'anno successivo dopo la pace tra papato ed impero. Ripatransone si riaffacciava su Marano qualche anno più tardi, nel 1249, quando la Santa Sede recuperava i territori filoimperiali tra Aso e Tesino; in occasione del ricongiungimento il centro ripano ebbe in cambio privilegi ed esenzioni sull'uso dello scalo marittimo maranese. Ma alla fine prevase Fermo che nel 1254 stipula il patto di sottomissione con i maranesi e nel 1258, con l'arrivo del figlio dell'imperatore: Manfredi, i fermani furono celeri a farsi riconfermare anche dalla corona imperiale i suoi feudi, Marano compreso. Ma un ultimo impedimento travaglia ancora le terre cuprensi, con la salita al soglio pontificio di Clemente IV nel 1265 e grazie alle pressioni di Ripatransone, il castello viene sottratto nuovamente ai fermani ma gli sarà restituito l'anno successivo a seguito del ritorno di Fermo sotto l'egida del papato. Marano ormai seguirà la storia attraverso le vicende del capoluogo e del suo comitato, e le signorie che si avvicendarono al potere. Nel 1348 viene conquistata e saccheggiata da Galeotto Malatesta, mentre nel 1400 vede la presenza sia di Francesco Sforza che di Alfonso V D'Aragona, il quale si era mosso per contrastare le sue operazioni nelle marche.
Dopo il rinascimento iniziano a svilupparsi le attività marinare nel sottostante borgo litorale, e verrà in seguito costituita anche una piccola flotta commerciale. Con l'arrivo della rivoluzione francese e di Napoleone in Italia nel 1809, il municipio di Marano viene sciolto ed annesso insieme a quello di Sant'Andrea al comune di Grottammare fino alla restaurazione nel 1815, quando ritorna comune con l'aggiunta di Sant'Andrea che a causa dell'esigue dimensioni non si era visto rinnovare il municipio. Intanto nel paese si muoveva la figura di Cesare Brancadoro che tanto fece per Marano e verso la metà del secolo riprende l'annoso problema delle frane che nel 1841 avevano danneggiato il quartiere di Via Pischio. Si iniziava a discutere quindi di spostare il capoluogo dal castello ormai divenuto pericolante al borgo marinaro sottostante che in occasione della visita di Pio IX nel 1857 era stato risistemato, durante la visita si richiese al pontefice il permesso per il trasferimento del municipio. Con l'unità d'Italia nel 1861 finisce la dipendenza con Fermo, l'anno successivo il nome viene cambiato in quello dell'attuale Cupra Marittima, nel 1888 finalmente riesce il trasferimento nel sottostante borgo marino: da lì inizierà un lento declino che porterà l'abbandono del castello e l'uscita di Marano dalle scene del nuovo regno d'Italia. Immancabile è per i turisti che transitano nella zona, una visita allo scenografico castello di Marano, solitamente lo si raggiunge salendo da Cupra ed oltrepassata Porta Marina si entra nel centro storico. Da qui si consiglia di continuare a salire verso la parte alta seguendo Via Castello, un lunga balconata affacciata sul mare che sale fino all'antica piazza principale, dove un tempo sorgevano il Palazzo dei Priori, del quale rimangono i ruderi, e la demolita chiesa di San Basso Vecchia; dopo la lunga salita è meritevole una sosta nella frescura del belvedere "Giorgio Calcagno". Qui si staglia l'acropoli maranese dove si trovavano i palazzi del potere e quelli delle maggiori famiglie del castello, se si prosegue verso sud si raggiunge la chiesa dell'Annunziata, qui i pochi edifici superstiti lasciano spazio a ruderi invasi dalla vegetazione dove un tempo si trovavano le abitazioni; continuando a scendere si raggiunge la campagna uscendo da Porta San Rocco. Se dal belvedere invece si prosegue lungo il corso si continua a salire fino a raggiungere la mole rinascimentale di palazzo Brancadoro affiancato dalla dolce sagoma della chiesa di Santa Maria in Castello, si ricorda anche il vecchio palazzo comunale dove si vedono murati ancora i resti in arenaria degli edifici medievali che l'hanno preceduto. La strada, oltrepassata porta castello, entra nel viale circondato dalle siepi che attraversa il giardino di Villa Grisostomi dove si possono ammirare i resti della rocca fino ad uscire dal borgo dove la strada si va perdendo per le pinete circostanti. Tra un'antico palazzo, un muretto che nasconde un giardino segreto ed uno squarcio tra gli edifici che lascia intravvedere l'azzurro mare adriatico, la visità di Marano sarà un'esperienza che soddisferà anche i gusti più raffinati.

Se vuoi condividere questa scheda sui social, puoi utilizzare uno dei pulsanti qui sotto:

Altro nelle vicinanze