Falciano
Dettaglio Falciano Dettaglio Falciano Dettaglio Falciano Dettaglio Falciano Dettaglio Falciano Dettaglio Falciano Dettaglio Falciano Dettaglio Falciano Dettaglio Falciano Dettaglio Falciano
Frazione nella valle del Rio Tallacano, nei boschi a Nord di Acquasanta Terme.
In antico è Fazanum o Facciano e secondo Don Virginio Cognoli, il nome è da ricollegare a due torri presenti nella zona: quella di Fotiano, attuale Torre Santa Lucia e quella Facciana, dalla parte opposta della valle. Più probabilmente quest'ultima è da riferirsi alla frazione di Ficciano. Altre interpretazioni lo fanno derivare da falce, infatti lo strumento agricolo, compare anche sul sigillo della comunità. Il paese da il nome al comprensorio, sebbene in epoca feudale la sede amministrativa si trovi nella rocca, mentre nella successiva fase nello stato ascolano, è nella chiesa di San Martino. La villa prende forma a partire dal sovrastante fortilizio, del quale rimangono ancora alcuni ruderi, proprietà dei feudatari locali: la famiglia Martelleschi. Nel 1284 i signori si ribellano agli ascolani per ignoti motivi, dichiarandosi indipendenti dalla città, che presto si arma ed assedia il castello, conquistandolo. Compare col nome di "Falgianum" nelle carte vescovili del 1332, dove viene nominato il pievano della chiesa di San Martino. Nel catasto ascolano del 1381 si nota che è il capoluogo di un suo "Sindacato", sorta di odierno comune, e viene menzionato col nome di "Villa", quindi privo di fortificazioni. Della rocca rimane memoria solo nel nome di una contrada, detta appunto "Vena del Castello". I vari sindacati della zona, come Venamartello e Tallacano, fanno capo al podestà inviato da Ascoli e residente ad Acquasanta, che si occupa di amministrare la giustizia nelle varie realtà montane. Le pubbliche riunioni avvengono nella chiesa di San Martino, sede della pievania di Falciano. Questa comprendeva anche le chiese farfensi di San Giovanni di Forcella e quella di San Silvestro a Rocchetta. Inoltre nel XIV secolo è segnalata la chiesa di San Giorgio in Salmacina, con il suo ospedale forse sottoposto ai cavalieri di Malta, presenti a Quintodecimo ed in altri luoghi acquasantani, ma vede fine nella seconda parte del cinquecento. A lui connessa è anche una sorgente, collocata nei pressi della rocca, che sgorga acque nere e medicamentose, segnalate anche dallo storico Colucci. Nel tardo quattrocento le ville del sindacato di Falciano, passano sotto la cura del podestà di Acquasanta, parte del comprensorio risultano Collefalciano e la vicina Vallefusella. Nel XVI secolo si unisce al sindacato di Venamartello, costituito dalle ville acquasantane a Nord del Tronto, sempre nel cinquecento è da ricordare la figura di Fra Giacomo da Falciano, francescano originario del borgo. Nel frattempo esplode il brigantaggio nell'area e vediamo la comunità, chiedere il perdono per i reati sia da sola, che insieme agli altri villaggi del comprensorio. Un atto notarile del 1535 redatto in paese, è ricordato perché scritto sopra una balconata in legno, detta bertesca, a torto creduta un'opera difensiva da alcune interpretazioni. Nel seicento la situazione si farà più tranquilla,ma solo fino alla fine del XVIII secolo, quando arrivano negli Stati Pontifici i moti rivoluzionari dalla Francia. Alla cacciata del Papa nel 1798, viene creata la Repubblica Romana che ha breve vita. Cadono le vecchie istituzioni e si riorganizza il territorio, istituito il Dipartimento del Tronto diviso in distretti, in quello di Ascoli, troviamo il cantone di Acquasanta, che comprende anche Falciano. Stessa cosa accade durante l'invasione napoleonica nel 1808, dove il capocantone però è Ascoli. Le rivolte antifrancesi che esplodono nella montagna, coinvolgono anche il paese che nel 1809, da rifugio ad alcuni disertori, che infervorano il malcontento degli abitanti. Agli inizi di ottobre dello stesso anno, vi si radunano diversi briganti che insieme a quelli di Venamartello, assediano il capoluogo acquasantano. Viene scelto come sede di uno dei nuovi cimiteri, previsti dalle nuove riforme di Napoleone, ma alla fine questo non viene più costruito. Con la Restaurazione del 1816 torna la tranquillità nella montagna, nel 1844 diverse persone dell'area si arruolano con l'esercito pontificio, in cerca di nuove reclute. Per alcuni aspri contenziosi tra il capoluogo e le frazioni, nel 1834 quest'ultime si staccano formando il municipio di Santa Maria del Tronto, con sede nell'omonima frazione. Partecipa attivamente alle lotte contro i piemontesi durante il processo unitario, queste sono guidate dal clero locale e con a capo Giovanni Piccioni. Nella casa parrocchiale si radunano i lealisti pontifici, con la compiacenza del parroco, Don Pietro Porfiri, tra i personaggi minori della rivolta. Nel 1860 l'abate Ascenzi, religioso responsabile della rivolta nell'area di Venamartello, non partecipa all'assedio di Acquasanta. Questo perchè i villaggi a Nord del Tronto, compresa Falciano, forniscono pochi uomini per la battaglia, sebbene l'area è saldamente in mano ai ribelli. L'anno seguente a gennaio, un gruppo di rivoltosi del paese, insieme ad altri dei centri vicini, con a capo Antonio Cruciani, uccidono il Tenente dei Bersaglieri Carlo Certrani. Questo, approfittando dell'oscurità, cercava di raggiungere Acquasanta ancora assediata, per portare un dispaccio al Tenente dei Finanzieri. Il giorno dopo l'assedio viene rotto dalle soverchianti e ben armate truppe del Generale Pinelli, che pacificano l'area a cannonate. Nei mesi successivi è presidiata dai volontari della Guardia Nazionale di Acquasanta e Santa Maria. Nel 1865, dopo l'unificazione italiana, insieme al comune di Santa Maria a Tronto, entra a far parte del nuovo municipio di Acquasanta Terme. Nelle riforme post unitarie, la confraternita locale del Santissimo Sacramento riesce a preservare i suoi beni dalle confische statali, ma nel 1879 è aiutata dal comune nella loro gestione. Nel 1911 per volere del sindaco Pietro Caucci, vi è istituita la scuola serale e si nomina il maestro. Nel 1913 viene costruita la scenografica strada che dalla frazione, sale fino al paese abbandonato di Rocchetta, seguito da un altro centro quasi del tutto spopolato: Agore. La forte emigrazione montana segna la fine della località, che oggi rimane poco abitata. A seguito dei terremoti iniziati nel 2016, ha subito gravi crolli che ne hanno costretto l'abbandono definitivo, con la speranza di un futuro restauro.
Il centro abitato sorge lungo una linea di crinale che, dal sottostante fosso dei Mottari, risale fino alle cime oltre il sito della scomparsa rocca. Si compone di una fila di case costruite su un discreto dislivello, seguendo il tracciato di una strada che ancora la collega, alla sottostante piana coltivata. Si raggiunge più comodamente dalla parte superiore, dove passa la strada carrozzabile affiancata da alcune abitazioni più recenti. Fin da subito si nota che nell'area gli spazi edificabili sono esigui, ogni edificio si deve fare spazio tra le rupi rocciose. Scendendo lungo la strada si incontra subito un palazzo storico, ristrutturato agli inizi del XX secolo, tra i maggiori edifici del borgo ed al momento, l'unico risistemato dopo il sisma. Man mano che si scende si incontrano altre strutture, ormai ridotte a ruderi, ma in piedi fino a poco tempo fa, quindi se ne sconsiglia la visita per questioni di sicurezza.