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Nasce a Teramo nel luglio del 1766. Dopo i primi studi nella sua città natale, si trasferisce nella capitale del Regno, a Napoli, all'età di vent'anni. In Campania, agli inizi, intraprese lo studio della Medicina, ma Carlo scopre che la Scienza è la sua vera passione. Nella scuola di Matematica ha come insegnante Nicola Fergola, fondatore della "Scuola Sintetica" delle materie matematiche, che si basava sulle analisi della geometria degli antichi. Si sposterà nel corso della sua carriera di illustre conoscitore del sapere sull'ingegneria. Forti già nel 1790 ritorna a Teramo, dove lavora per progetti di edilizia. Nel 1792 è a Brindisi, in Puglia, come assistente dell'ingegnere Carlo Pollio, anch'egli allievo di Fergola per la riqualificazione del porto. Negli anni seguenti Forti si occupa della costruzione del porto di Gaeta, nel Lazio, punto di riferimento logistico militare del Regno delle Due Sicilie; tra il 1802 e il 1804 fu impegnato in molti progetti, nel 1805 ritorna nella sua città dove realizza scenografie per la visita del sovrano Giuseppe Bonaparte. Grazie alle sue notevoli doti, il Forti divenne un funzionario sia per il governo francese che borbonico, nel 1809 ebbe l'importante incarico di ingegnere capo delle strade ed i ponti per la parte settentrionale del Regno. Altro significativo incarico gli fu assegnato nel 1835, quando divenne Segretario della Direzione Generale a Napoli. Fu prima vice poi presidente della Società di Agricoltura fino al 1842. Nel campo giornalistico collaborò con la rivista Gran Sasso d'Italia per molti anni, i suoi articoli riguardavano l'attività agricole ed idrauliche con suggerimenti per il miglioramento di esse. Fu nominato socio corrispondente dell'Accademia di Belle Arti a Napoli, carica che per la sua prematura morte non poté svolgere. Si spense nel marzo del 1845. Di Carlo Forti nella sua Teramo sono da rimarcare il ponte di San Ferdinando, opera che venne portata a termine nel 1844, l'attuale Palazzo della Prefettura, in origine dell'Intendenza, la costruzione della strada Teramo-Giulianova e la Teramo-Montorio a Vomano, che dotarono il capoluogo di una viabilità che era mancante, sia in direzione del mare Adriatico che per i monti vicini. Opere ancora oggi esistenti.

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