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Critico d'arte, giornalista e scrittore, nacque a Teramo nell'Agosto del 1866.
La passione per l'arte gli fu donata dal fratello Ernesto, noto pittore e caricaturista abruzzese, infatti anche Guglielmo vantava ottime qualità pittorico-caricaturiste, ma nonostante ciò viene principalmente ricordato per gli importanti saggi e le numerose pubblicazioni nell'ambito dell'architettura, storia dell'arte e archeologia. Nel 1885 si diplomò alla scuola tecnica di Teramo e pochi anni dopo, a soli 22 anni, iniziò a scrivere i suoi primi articoli sulla testata giornalistica locale «La Vedetta», dimostrando ampiamente le sue competenze da critico nella sezione di arte moderna, in occasione della mostra artistica di Teramo del 1888.
Il forte interesse per il mondo dell'arte lo spinse a trasferirsi a Roma, qui oltre ad effettuare un'esperienza lavorativa nell'amministrazione delle Poste, che lo portò successivamente ad una brillante carriera, poté entrare in contatto con il mondo accademico ed in particolare, con il mondo dell'arte. Infatti, seguì le lezioni di importanti personaggi in veste di giornalista: Adolfo Venturi, storico dell'arte ed accademico, T. Loevy archeologo austriaco e Raffaele Lanciani, filosofo ed ingegnere da cui apprese nozioni sulla topografia romana. La crescita nell'impiego amministrativo gli diede la possibilità di spostarsi frequentemente e così ebbe modo di divulgare la sua conoscenza, scrivendo numerosi articoli e tenendo delle conferenze, dove dimostrò di avere anche rilevanti doti oratorie.
Durante il soggiorno romano, collaborò nella stesura della «Rassegna illustrata dell'Esposizione del 1911», pubblicando articoli sull'architettura marchigiana e alcuni saggi sulla celebre ceramica di Castelli. Nel 1912 entrò a far parte del consiglio direttivo dell'«Associazione Abruzzese Molisana», nata per coloro che soggiornavano nella capitale. Mentre con l'associazione culturale «Lazio», organizzò diverse giornate in varie località laziali, divulgando ovunque la conoscenza della storia dell'arte, dell'archeologia e dell'architettura.
Tornato nella sua regione d'origine dal 1915 al 1918, fece importanti scoperte: dei significativi affreschi a lungo ignorati, venuti alla luce con la parziale demolizione della chiesa di San Domenico e la presenza di un acquedotto romano, scoperto con lo scavo per le fondazioni del palazzo della provincia. I notevoli ritrovamenti gli conferirono il titolo di "Ispettore dei monumenti e degli scavi".
Inoltre, la permanenza a Chieti, gli permise di entrare a far parte dell'associazione "Cenacolo di Chieti", dove iniziò a pensare di stilare una vera e propria guida della città, idea che si attuò con la stesura di manoscritti attualmente conservati presso la Biblioteca provinciale "A.C. De Meis".
Si fece conoscere anche a Sondrio, dove divenne vicesegretario del primo consiglio direttivo della "Società Storica Valtellinese". Anche a Piacenza si fece notare per le sua immensa cultura, infatti scrisse una piccola guida sull'arte piacentina e nel 1923, diversi articoli per il periodico "Ars Nova".
Infine si trasferì a Torino, dove continuò l'attività divulgativa dell'arte abruzzese e l'incessante ricerca della storia dell'arte, qui si spense la sera del 10 agosto 1926.
Per ricordare l'eccellente opera svolta da Guglielmo Aurini per l'arte e la promozione dei vari territori dove visse, gli sono state intitolate due strade una a Tortoreto Lido nella provincia di Teramo e una ad Ostia Antica a Roma.

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