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Era il figlio di Tommaso Guiderocchi, padrone della Rocca di Morro, uno dei molti possedimenti ascolani. La famiglia Guiderocchi, di estrazione ghibellina, ebbe visibilità, alleanze e notevoli disponibilità economiche e, quando nel 1488 Tommaso muore, suo figlio Astolfo prende in mano le sorti famigliari.
Le ostilità nella città di Ascoli negli ultimi anni del Quattrocento erano diventate cruente e sanguinarie, e i guelfi diedero alle fiamme il palazzo di famiglia nel 1498, e per questo motivo Astolfo e famiglia fu costretto prima alla fuga poi all'esilio.
Nel 1501 il Guiderocchi armò un piccolo esercito tentando di prendere possesso di vari castelli alleati di Ascoli, come Castorano, Monsampolo e Spinetoli; le incursioni furono inutili e non portarono alla capitolazione del governo cittadino. Questi fatti d'arme misero in agitazione il Consiglio degli Anziani della città ascolana, che considerava il governo dei Guiderocchi come una vera e propria tirannia, tanto che nel 1502 si decise di passare sotto il diretto controllo dello Stato Pontificio.
Nel 1504, su tutto il territorio del Piceno scoppiò una epidemia di peste, e Astolfo colse al volo questa occasione entrando in città sbaragliando le difese guelfe, facendo strage di molti capofamiglia ascolani, tornando agli antichi albori di tirannia.
Intanto il legato pontificio Alessandro Farnese cercava di riunire sotto la sua guida truppe per riconquistare Ascoli, ma in seguito fu deciso di intraprendere le via diplomatica tra le famiglie ghibelline e guelfe, così da ristabilire la legittimità del governo e del ritorno della famiglia Guiderocchi nei territori ascolani. Dopo pochi mesi scoppiarono dei disordini violenti tra fazioni contrapposte ai quali partecipò anche il figlio di Adolfo, Gian Tosto. Questi fatti portarono il Governatore Pontificio a fare rapporto al papa Giulio II il quale ordinò l'arresto del Guiderocchi e della sua progenie, che però riuscirono a fuggire dalla città insieme ad un folto gruppo di fedelissimi. Il vecchio condottiero invece fu catturato e finì imprigionato nella Rocca di Rivaldino vicino Forlì; gli vennero anche confiscate le numerose proprietà e furono annullati i privilegi territoriali.
Dopo questi fatti drammatici le notizie di Astolfo si perdono nell'oblio, ma la storia della sua famiglia continuerà ancora per molti decenni a segnare le sorti cittadine.

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